Archivi per la categoria ‘Alimentazione’

tè Macha

matcha

Bere il tè non ti trasformerà in un atleta di resistenza super come Forsberg o Jornet . Ma il tè ha dimostrato di avere benefici che aumentano la prestazione se consumato prima, durante o dopo una corsa.

Tecnicamente , il tè si riferisce alle foglie della pianta Camellia sinensis , che producono bianco , giallo, verde , oolong e tè nero . In questi giorni , tuttavia, il termine tè è venuto a comprendere qualsiasi combinazione di foglie, erbe e frutta che , quando immerso in acqua calda , si traduce in una bevanda aromatizzata , e ora ci sono molte più varietà disponibili dell’ over – ricco Lipton di tua nonna.

Come sostituto per il caffè pre -run , il tè con caffeina può fornire energia di lunga durata , senza dare problemi . ” La caffeina del tè ha un rilascio graduale e prolungato , in contrasto con il picco iniziale e rapido declino che si ottiene da caffè “, spiega Brandon Schoessler , fondatore della Sportland Tea Company . ” Ciò significa che hai piu ‘ gas nel serbatoio ‘ , per così dire , senza la fretta nervosa e possibili problemi di stomaco. ” A seconda della varietà  il tè può anche funzionare come pre – run o a metà gara come idratazione , una spinta o post recupero -run . Ci sono prove che bere tè verde prima o durante una corsa può risparmiare le riserve di glicogeno per una spinta di fine gara : uno studio sull’American Journal of Physiology ha rilevato che l’estratto di tè verde ha aumentato la capacità di resistenza dei topi da 8-24 % attraverso una migliore metabolizzazione di grasso .

Per godere di tutti i benefici del tè verde bisogna bere il tè verde matcha in polvere di foglie miscelato con acqua  . Matcha contiene antiossidanti 300 % in più di protezione rispetto al tè verde ricco e offre una spinta di caffeina molto più pesante . Esso contiene anche vitamine A , B e C , ed elettroliti come sodio e potassio che gli aiutano l’ idratazione . Il matcha ha un forte gusto vegetale . Quando bere il tè quindi: Prima o durante o dopo la gara

Il Tè Macha va bevuto facendo scaldare l’acqua a 60 gradi e bisogna girare la polvere di Tè con una frusta di bambù , dopo aver mescolato si creerà una leggera schiuma che ci farà capire che la temperatura dell’acqua e il quantitativo di tè utilizzato è perfetto.


                  

I cibi antitumore e la dieta del DNA

Il pomodoro,i broccoli, le arance, la zucca, i cavoli, i fagiolini verdi, la carota, le verdure a foglia verde, i legumi, l’aglio, la cipolla, i piselli, i peperoni, le patate, i cetrioli, il

riso venere integrale bio con mazzancolle

riso venere integrale bio con mazzancolle

prezzemolo, i finocchi, gli asparagi, i carciofi, i funghi, i ravanelli, le erbe aromatiche. E poi le fragole, le albicocche, i lamponi, l’uva, il melone, l’anguria, i mirtilli, le castagne. Ancora: il tè verde, lo yogurt, i crostacei, i molluschi, il pesce in generale, l’olio d’oliva.

Magari avete appena terminato di cuocere piano piano un sugo di pomodoro? lo sapete che formidabile «medicinale» avete preparato? Nel pomodoro crudo che mangiamo in insalata si trova una potentissima sostanza benefica, il licopene, che ci protegge dal cancro. Ma quando cuocete il pomodoro per fare il sugo di licopene se ne produce fino a cinque volte di più.
Come mai? David Heber, direttore del Centro per la nutrizione umana dell’Università della California, ha scoperto il perché: il calore della cottura, rompendo le pareti delle cellule del pomodoro, libera tutto il licopene che contengono e lo rende completamente assorbibile dall’apparato digerente, proteggendo tutto l’organismo dai rischi di tumore

La scienza sta studiando la dieta personalizzata in base al DNA.
Sta nascendo una nuova scienza, la nutrigenomica: cerca di capire in che modo un alimento modifica il funzionamento dell’organismo a livello molecolare e punta a elaborare un’alimentazione che in un prossimo futuro terrà conto del profilo genetico di ogni individuo. Il vecchio adagio che «l’uomo è ciò che mangia» può avere ormai una controprova scientifica.

La nutrigenomica avrà un ruolo centrale e si è già data obiettivi che sono ambiziosi ma non impossibili: chiarire i meccanismi molecolari alla base degli effetti dei cibi sulla salute; studiare l’impatto del genotipo sugli effetti dell’alimentazione, cioè comprendere come ciascuno reagisce ai cibi e come questi possano influenzare la comparsa di determinate malattie. Vorrà dire, per esempio, che per la signora Rossi la salsa di pomodoro sarà un alimento essenziale, e che per il signor Bianchi sarà invece raccomandabilissimo un grande consumo di agrumi.

Bisogna ricordarlo, soltanto il 4% dei tumori è causato da ciò che respiriamo (cioè dall’inquinamento atmosferico) e ben il 30% da ciò che mangiamo.

L’ossidazione all’interno delle nostre cellule è la stessa reazione chimica che fa scurire una mela tagliata o fa arrugginire un chiodo: ogni volta che respiriamo, l’ossigeno che mettiamo in circolo entra a far parte dei processi di ossidazione che si svolgono in tutte le cellule del nostro corpo. Da questa ossidazione (ma anche dal fumo, dall’inquinamento, dall’alcol in eccesso, dalle radiazioni) nascono pure i radicali liberi, molecole che perdono un elettrone e che così diventano «spaiate». Questi radicali liberi cercano di tornare in equilibrio «rubando» elettroni alle altre cellule, e possono danneggiarle, dando inizio a un tumore.

I polifenoli rallentano l’ossidazione cellulare
La più numerosa è la famiglia dei polifenoli, tra le cui classi la più diffusa è quella dei flavonoidi.

Ecco, gli antiossidanti combattono il rischio con un meccanismo semplicissimo: cedono ai radicali liberi l’elettrone che a loro manca, e quindi disinnescano la miccia.

Un regime sano allontana anche altre malattie
È l’alimentazione che fa prevenzione, e non solo contro il cancro, ma in favore del buon funzionamento del cuore, del cervello e di tutti i nostri organi. Ci sono due meccanismi principali con cui un alimento naturale è in grado di rallentare il processo tumorale: uno è quello di inibire la crescita delle cellule cancerose; l’altro è quello di facilitare l’apoptosi, che s’innesca spontaneamente nel nostro organismo in presenza di cellule mutate.
Le crucifere, ovvero cavolfiore e broccolo, cavolo cappuccio, cavolo verza, per esempio, favoriscono l’eliminazione delle sostanze tossiche e sono ricche di due sostanze: il sulforafano, che è stato isolato per la prima volta nel 1959, e che insieme al caratteristico odore di cavolo, ha un grande potere protettivo nei confronti di tumori al colon, alla prostata, di leucemia e neuroblastoma; l’indolo 3 carbinolo, che ha dimostrato una efficace funzione contro il rischio di carcinoma alla mammella e più in generale alla crescita del tumore.
Poi c’è l’aglio, il condimento più diffuso del mondo e una delle erbe medicinali più antiche, che con la cipolla, il porro e lo scalogno stabilizzano il Dna delle cellule sane e svolgono un’azione preventiva molto efficace contro il tumore dell’esofago, dello stomaco, della prostata.
Mentre lamponi e fragole sono ricchi di acido ellagico, che impedisce alle cellule tumorali di creare vasi sanguigni da cui nutrirsi. L’elenco è lungo ma incompleto perché la nutrigenomica è soltanto ai primi passi: quasi ogni giorno da qualche laboratorio di ricerca arriva la notizia di un nuovo composto fitochimico di cui si scopre quanto e come faccia bene. (Umberto Veronesi)

 

Dimagrire senza fatica!!!

Vi propongo alcuni semplici trucchi per riuscire a dimagrire senza rinunciare alla buona tavola. Ho fotografato alcuni piatti molto interessanti ed appetitosi della mia dieta.

Dovete rispettare alcune regole semplicissime:

1- abolire la carne (potete mantenere il proscitto crudo)

2-abolire la farina raffinata (zero e 00) e il riso raffinato SOLO INTEGRALE meglio se biologica

3-bere almeno 2 litri d’acqua al giorno

4-eliminare il sale

5-eliminare i fritti

6-incentrare la dieta su vegetali (il + possibile crudi) cereali , legumi e frutta

7-inserire nella propria alimentazione semi e frutta secca

8-eliminare o limitare lette e derivati

9- variare l’alimentazione il più possibile e ricercare la qualità dei prodotti

10-abolire le bibite tipo cola o succhi zuccherati

 

Aloe Arborescens

Dopo le interviste effettuate dalle Ieni su Italia 1 in merito ai benefici della cura di Padre Romano Zago  sono tornati alla ribalta i benefci della pianta di Aloe Arborescens da non confondere con la

Aloe Arborescens di 5 anni

Aloe Arborescens di 5 anni

Pianta di Aloe Vera(che ha proprità curative inferiori). L’Aloe Arborescens ha la forma di albero e dal tronco partono le foglie (senza macchie) mentre nell’Aloe Vera le foglie partono tutte dalla base. La pianta di Aloe fin dalla notte dei tempi è stata sempre utilizzata come pianta medicinale disintossicante, addirittura Cristoforo Colombo osanna i suoi poteri curativi

Quattro vegetali sono indispensabili per la salute dell’uomo: il frumento, la vite, l’ulivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo ne rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto lo guarisce Cristoforo Colombo

L’Aloe Arborescens è una pianta originaria dell’Africa che oggi è coltivata anche in Italia nelle zone miti. Essa fa parte del genere delle piante succulente, ovvero in grado di trattenere grandi quantità di acqua che le permettono di resistere anche al clima desertico, le sue foglie sono un autentico serbatoio di sostanze benefiche per l’organismo.

Ha effetti lassativi e antinfiammatori, lenitivi e cicatrizzanti ma la caratteristica da tenere maggiormente in considerazione è che l’Aloe abbassa l’indice glicemico. È stato ipotizzato un suo utilizzo come coadiuvante della chemioterapia nella cura del cancro. L’Aloe è una pianta che ama il caldo e teme le temperature sotto lo zero.

“Nella natura tutto il mondo è una farmacia che non possiede neppure un tettoParacelso

La ricetta di Padre Romano Zago consiste nell’utilizzare delle foglie della pianta di Aloe che abbia almeno 5 anni di vita, la pianta deve   vivere all’aperto ( almeno in primavera estate) e coltivata in maniera biologica (senza fertilizzanti chimici ecc..) le foglie mature 350 gr. vanno raccolte dopo il tramonto (mai dopo la pioggia) e pulite con uno straccio (mai lavate). vanno asportate le spine con un coltello. Le foglie vanno tagliate a pezzetti e frullate con il Bimby non con latri frullatori che scaldano che comprometterebbero i principi attivi, l’Aloe è fotosensibile. Tutta la preparazione andrebbe fatta in condizioni di semi-oscurità magari utilizzando una lampada da fotografo che viene utilizzata per gli sviluppi. Il preparato non va filtrato e va conservato in frigorifero in un contenitore scuro o oscurato con la carta stagnola. Temperatura del frigo 4-7 gradi.

Il preparato di Aloe va mischiato al miele d’api (quello liquido che non cristallizza) 500 gr e 6 cucchiai di grappa 50 ml circa o cognac o brandy.

Il miele serve ad addolcire il sapore amoro dell’aloe mentre la grappa ha la funzione di favorirne l’assorbimento.

La foglia di Aloe deve essere utilizzata interamente sia la polpa che la scorza perchè contiene tutti questi elementi benefici:

Antrachinoni,Aminoacidi,Vitamine, Minerali,Acido Acetisalicidico e l’Aloina che è contenuta sotto la scorza della foglia che esplica un’azione antinfiammatoria

Le piante di Aloe devono essere concimate con un concime organico biologico. Per autoprodursi il concime è necessario procurarsi del letame di pollo da allevamenti biologici  e riempieri un secchio con metà acqua e metà letame e lasciare macerare per 7-10 giorni dopodichè mescolate e innaffiate le piante.

Si consiglia di assumere 1 cucchiaino da caffè 20-30 minuti prima dei 3 pasti principali per poi passare a 2 cucchiani da caffè dopo 4-5 giorni, si consiglia di effettuare la cura fino ad eusarimento della confezione preparata con le dosi riportate e sospendere il trattamento per una settimana per poi riprendere il ciclo di trattamento.

 

 

 

uova…di Gallina

Le uova sono prima di tutto un’ottima fonte di proteine ad alto valori biologico. Il valore biologico delle proteine dipende dalla specifica composizione aminoacidica ed è tanto maggiore quanto FRITTATA ASPARAGIpiù il rapporto tra gli aminoacidi si avvicina a quello delle proteine umane.

Il pesce, la carne, i formaggi hanno un alto valore biologico che soddisfa al 80-85% le necessità dell’organismo umano invece con le uova arriviamo quasi al 100%.

Lenticchie, ceci, piselli e in generale le leguminose, con l’eccezione della soia, insieme ai semi oleosi hanno invece un valore più basso, intorno al 30-40%.

Per molto tempo le uova sono state demonizzante per il loro contenuto di colesterolo benché sia ormai chiaro che l’innalzamento dei valori di colesterolo nel sangue dipenda in massima parte dal colesterolo prodotto autonomamente dal fegato a causa di un eccessivo consumo di zuccheri semplici e cereali raffinati e non da quello introdotto con l’alimentazione.

L’albume è composto dal 90% da acqua e proteine in più calcio, ferro,iodio,magnesio,manganese,fosforo,potassio,vitamine A-D-E-B12.

Nel tuorlo sono presenti il 16% di proteine e il 32% di grassi e il 5% di colesterolo ma nel tuorlo è presente la Lecitina sostanza preziosa per il fegato, il midollo osseo e il cervello.

L’elevato contenuto di lecitine favorisce il trasporto dal colesterolo dalle arterie al fegato potenziando lìattività del colesterolo buono HDL

Uova e salute
LL L
Le proprità dell’uovo sono utili per garantire il corretto apporto di vitamina B12, fondamentale per il metabolismo del tessuto nervoso, la prevenzione della degenerazione mentale, la maturazione dei globuli rossi e la produzione del Dna, oltre che per combattere lo stress.

Negli sportivi le uova sono preziose per il contenuto di proteine ad alto valore biologico e per lo zinco, utili per l’efficienza della massa muscolare.

Un consiglio…mangiare 2/3 bianchi e 1 rosso per fare la vostra fantastica frittatina magari con gli asparagi come nell’immagine sopra riportata.

Se potete comprate uova biologiche da galline allevate a terra o dal contadino di fiducia.

 

 

 

 

 

No al riso bianco

Il riso brillato è privo del tegumento, inoltre viene spazzolato con glucosio e talco e lucidato con vaselina e olio di semi. La raffinazione e la

Riso con zucca e contorno di carote

Riso con zucca e contorno di carote

brillatura del riso, introdotte nei paesi poveri la cui alimentazione è a base di riso, ha creato gravi malattie da carenze vitaminiche, come il beriberi, tanto che la Fao è intervenuta consigliando il ritorno all’uso del riso integrale. La paraffina usata per la brillatura può essere dannosa per la mucosa gastrica e il silicato di magnesio contenuto nel talco è sospetto cancerogeno per lo stomaco.

Ecco perchè è consigliato utilizzare il riso integrale nella nostra alimentazione. Il riso si distingue principalmente in due tipi: riso integrale e riso brillato. Per ottenere il riso integrale, è sufficiente che il chicco proveniente dalla risaia, venga sottoposto solo alla sbramatura e non alla successiva sbiancatura, come avviene per il riso brillato.

Quando si acquista conviene dare la preferenza a quello biologico integrale perché, essendo in esso presente il germe e la crusca, a differenza del riso bianco che ne è privo, è più facile che i pesticidi vengano assorbiti dal chiccoGran parte delle malattie e delle condizioni di malessere si associano infatti a uno stato infiammatorio, e sarebbe estremamente utile, in caso di patologie in atto, ma anche solo a scopo preventivo, osservare una dieta antinfiammatoria, che riduca cioè i cibi che favoriscono l’infiammazione e favorisca quelli capaci di attenuarla o addirittura spegnerla. Il riso integrale è consigliato per la sua azione antinfiammatoria. 

Quando c’è uno stato infiammatorio acuto è addirittura consigliabile assumere solo riso integrale per alcuni giorni, meglio se stracotto e passato per formare una crema, da condire con semi di lino o semi di zucca tritati.

I principali alimenti pro infiammatori sono invece i cibi di provenienza animale (eccetto il pesce, per la presenza di omega– 3), in particolare i prodotti animali ricchi di grassi (carni, insaccati, formaggi). Gli zuccheri semplici e in generale tutti gli alimenti che innalzano il tasso di zuccheri nel sangue predispongono anch’essi all’infiammazione. 

Raccolta, lavorazione e utilizzazione

Il riso ben maturo si raccoglie con mietitrebbiatrici simili a quelle usate per gli altri cereali. Quali prodotti finali si ottengono il risone, cioè le cariossidi rivestite dalle glumelle, e la paglia, usata come lettiera. Il risone viene conservato al 12-14% di umidità, previa essiccazione artificiale. Viene sottoposto ad una prima pulitura e quindi alla sbramatura, che consiste nell’asportazione delle glumelle. Il risone decorticato subisce poi la sbiancatura, cioè l’asportazione degli strati più esterni e del germe; questa operazione procede per gradi, attraverso il passaggio in 3-4 macchine sbiancatrici, dando origine a diverse classi di prodotto fino ad ottenere il riso raffinato, che può essere ulteriormente trasformato in:

  • riso camolino, trattato con olio di lino o di vaselina;

  • riso brillato, trattato con olio, talco e glucosio.

Il riso così ottenuto è pronto per essere consumato; tuttavia, essendo esclusivamente amilaceo, povero di proteine, sali minerali, grassi e vitamine, non può essere considerato un alimento completo. La paraffina usata per la brillatura può essere dannosa per la mucosa gastrica e il silicato di magnesio contenuto nel talco è sospetto cancerogeno per lo stomaco. I sottoprodotti del riso, oltre la paglia, sono la lolla, costituita dalle glumelle (liberate con la sbramatura) e utilizzata come combustibile o materiale isolante, la pula, il farinaccio e la gemmache residuano dalla sbiancatura e sono destinati all’alimentazione animale. Anche il riso basmati lo possiamo acquistare nella versione integrale, l’unico inconveniente del riso integrale è la cottura che va intorno ai 45 minuti.

https://sites.google.com/site/dottgiuseppeattanasio/Home/riso-integrale

Sbramatura

Serve a togliere dal riso, detto ancora risone, le glumelle, ossia le leggere lamelle vegetali che avvolgono ogni singolo chicco e lo trattengono sulla spiga.

Sbiancatura

Durante questa operazione viene tolta dal riso, per sfregamento, la pellicola interna che ancora lo riveste e i suoi strati periferici, oltre il germe ed i frammenti derivanti dalla spuntatura.
Spazzolatura
Con questa operazione si eliminano, mediante macchine spazzolatrici, le farine degli strati superficiali, che sono i residui delle lavorazioni precedenti.

Lucidatura

Viene eseguita in apparecchi ad elica allo scopo di conferire al riso un aspetto più gradevole; con l’aggiunta di piccole quantità di olio di lino si ricava il riso camolino.
Brillatura

Viene effettuata per rendere il chicco più bianco e brillante, ma elimina la vitamina B1. Si esegue cospargendo il chicco con uno strato di talco e glucosio, ma occorre ricordare che il talco è una polvere minerale tossica sia per chi la lavora che per chi la mangia.

Carboidrati per lo sport: integrazione

INTEGRATORE DI CARBOIDRATI A RILASCIO LENTO

pasta

pasta

 

A differenza del glucosio, e così come ogni alta forma glucidica ad alto indice glicemico (velocità di assimilazione), esistono anche tipologie di carboidrati dalle strutture chimiche dissomiglianti o comunque più complesse, le quali daranno luogo a velocità di assimilazione decisamente più ridotte. Tra questi potremo individuare in particolar modo FRUTTOSIO e MALTODESTRINE.

I primi, sono una sostanza monomolecolare (fruttosio), che necessiterà di una successiva trasformazione (in glucosio) prima di poter raggiungere il flusso plasmatico, un procedimento piuttosto impegnativo e di scarsa celerità.

Le maltodestrine, analogamente, pur avendo una struttura chimica costituita da polimeri di glucosio derivata dall’idrolisi enzimatica dell’amido di mais, sapranno anch’esse garantire tempi di assimilazione molto ridotti.

I carboidrati a “basso indice” sono indubbiamente utili nelle ore che precedono un qualsiasi allenamento, e altrettanto valevoli come fonte energetica primaria dalla quale poter trarre il giusto apporto di glucidi al fine di far fronte alle varie esigenze organiche dei momenti più “tranquilli”. A prescindere dai vantaggi che possono offrire questi preparati glucidi, le basse velocità d’assimilazione possono essere facilmente riscontrabili anche in alcuni cereali allo stato naturale (non privi delle fibre), come l’avena, le segale o anche il grano e il mais; lo stesso dicasi per tutti i legumi e gran parte delle verdure, le quali saranno costituite da complesse strutture glucidiche alquanto difficoltose nella scomposizione. Gran parte della frutta sarà invece fonte di buone quantità di fruttosio, peculiarità che renderà ottimale tale preferenza glucidica nella maggior parte della giornata.

Durante l’attività fisica consiglio di bere acqua e glucosio diluito al 6%, potete berne fino ad 1 litro l’ora (difficilmente riuscirete a bere 1 litro d’acqua in un ora), il glucosio lo potete trovare in farmacie dotate di laboratorio, in aggiunta assumete integratori salini e se effettuate competizioni di endurance (per i podisti mi riferisco alle ultramaratone) dopo le 2 ore di sforzo iniziate a mangiare carboidrati e zuccheri in piccole quantità ogni 30/40 minuti altrimenti rischierete di andare in crisi.

La Frutta secca fa ingrassare?

Dimenticate la vecchia convinzione che nella frutta secca ci siano olii e grassi che le rendono un potenziale pericolo per il vostro girovita. In realtà le ultime scoperte dicono che un pugno di frutta secca al giorno aiuta a mantenerla!

In particolare il consumo quotidiano di frutta secca riduce del 29% il rischio di morte per patologie cardiovascolari e dell’11% per tumori.

Qual è la porzione giornaliera di frutta secca consigliata dagli studi scientifici?

30g circa al giorno di frutta secca sgusciata (non salata) o 40g di frutta disidratata insieme a un’alimentazione equilibrata e a uno stile di vita attivo, sono la giusta porzione del benessere!
Ecco qualche esempio:

Mandorle 30g = 23 mandorle

Le mandorle aiutano a stare in forma, ad avere una pelle più giovane e a combattere lo stress


Noci 30g = 5 noci

Le noci hanno un’azione vasodilatatrice grazie all’arginina presente in percentuali maggiori rispetto a tutti gli altri frutti. L’arginina aiuta a combattere l’arteriosclerosi.

 

Anacardi 30g = 20 anacardi

Cranberry 30g = 50 cranberry


Fichi secchi 30g = 4-5 fichi secchi


Prugne secche 30g = 5-6 prugne secche

I pistacchi sono ricchi di vitamina A, B1 (o tiamina), B2, B3, B5, B6, C oltre a ferro, fosforo e manganese, potassio, rame. Una delle proprietà curative più apprezzate di questo tipo di frutta secca è quella di aiuto per il cuore.

Grazie al proprio contenuto di vitamina E, in particolare di gamma-tocoferolo, i pistacchi favoriscono la natura protezione del sistema cardiovascolare

I pinoli sono ottimi ricostituenti, contengono proteine, fibre e vitamine (soprattutto E) e minerali (in particolare calcio, fosforo e ferro).

Le albicocche sono le tue amiche per la pelle!

Hanno proprietà antiossidanti: i carotenoidi contenuti stimolano la produzione di melanina e favoriscono l’abbronzatura proteggendo la pelle dai raggi solari.
Inoltre migliorano la capacità visiva e rinforzano ossa e denti.

Il segreto della frutta secca sulla linea potrebbe trovarsi nel suo alto contenuto in grassi insaturi, che fanno bene, e in proteine che aumentano il senso di sazietà e quindi inducono a mangiare meno.

 

 

 

 

 

 

L’ereditarietà e lo stile di vita: 30 minuti al giorno di attività fisica

Corsa in Kenya

Corsa in Kenya

Come prevenire i tumori :Dai 30 minuti alle 2 ore al giorno di camminata o corsa e una dieta equlibrata

Per ridurre il rischio di un tumore al seno Angelina Jolie ha fatto una scelta drastica. Ma l’ereditarietà non è una condanna:lo stile di vita è fondamentale per contrastarla.

Siamo davvero così impotenti rispetto al nostro patrimonio genetico, come se fosse scolpito nella pietra? Essere fortemente esposti al rischio di ammalarsi significa quindi che non possiamo fare nulla per la nostra salute? No. Il messaggio che ci arriva da qualificati settori della ricerca è che lo stile di vita è tutt’altro che ininfluente; e non soltanto per le cosidette patologie complesse, ossia quelle per le quali il rischio di sviluppo è determinato sia dalla componente genetica sia dall’ambiente, come il diabete, l’obesità,l’ipertensione, l’infarto, il tumore ai polmoni.

“nasciamo con il nostro corredo genetico, ereditato per il 50%dalla madre e il 50% dal padre in tutto 25.000 geni. Ereditare una predisposizione a una patologia, tuttavia,non significa che necessariamente la si svilupperà, ma che il rischio che possa insorgere è percentualmente più elevato.

Esiste però una relazione tra i fattori esterni(l’ambiente,l’alimentazione, le eventuali sostanze tossiche che assumiamo, il tabacco ad esempio) e il funzionamento e l’espressione dei nostri geni. Le piccole scelte che compiamo ogni giorno sono molto importanti: sempre più studi scentifici evidenziano come una corretta alimentazione sia fondamentale per prevenire e rallentare molte malattie complesse.

Un regime alimentare ad hoc è quello ricco di alimenti di origine vegetale, meglio se consumati crudi, di cibi integrali e in cui le cotture sia a basse temperature, che non alterano la struttura delle molecole e mantengono i principi nutritivi. Il fattore di rischio oncologico può essere diminuito con la dieta a basso contenuto proteico e calorico, che si associa a più bassi livelli di insulina.

Il Fondo Mondiale per la ricerca sul Cancro WCRF ha concluso che , per prevenire le patologie tumorali, sono fondamentali un’alimentazione equilibrata e una buona attività fisica. La camminata veloce anche 30 minuti al giorno sono da considere l’allenamento ideale  e per i più intraprendenti non superare le 2 ore al giorno di attività.

Il Pane contro la ritenzione ricco di proteine

Volevo suggerirvi una ricetta molto molto interessante per chi vuole mantenere la linea o per chi come me essendo praticamente vegetariano cerca di trovare cibi con un alto valore proteico.

Questo pane non utilizza farine raffinate, non utilizza sale e ha un buon apporto proteico grazie ai pistacchi & co ricchi anche di Omega 3.

LA RICETTA

250 g di farina integrale di frumento

200 g di farina di riso integrale

100 g di pistacchi al naturale sgusciati e tritati

50 g di mandorle tritate

30 g di nocciole tritate

30 g di semi di sesamo

30 g di lievito di birra

300 ml di acqua tiepida

1 cucchiaio di miele che aiuterà la lievitazione

1 uovo per spennellare prima di infornare

Impastare le farine, l’acqua, il miele e il lievito in un ciotolone mescolando con un cucchiaio di legno, fino a quando il cucchiaio sta impiedi da solo (aggiustare con acqua e farina).

Mettere il ciotolone a lievitare in un luogo tranquillo per 3 ore circa: il volume raddoppierà, quindi bisogna tenerne conto. Finita la prima lievitazione, si procede ad un secondo impasto energico, aggiungendo se necessario farina integrale.

Aggiungere i semi, creare delle pagnotte con un filo d’olio sul fondo del contenitore, il volume raddoppierà ulteriormente.

dopo 2 ore mettere nel forno prescaldato a 180 gradi per 1 ora, mettere in forno un pentolino d’acqua per evitare che il pane diventi troppo duro.

L’Autore

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Stefano Donadio

Da esperto di attrezzature fitness a "ultramaratoneta"...
Da tradizionale buongustaio a "gourmet del bio"...
Lavoro e passione, un connubio perfetto!



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