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Le tue scarpe usate

Scarpe running NewBalanceLo sai che le tue scarpe da running usate potrebbero aiutare un ragazzo o una ragazza keniana a vincere una medaglia alle prossime Olimpiadi?

E’ sta questa la domanda con la quale lacrew degli Eternals Eagles e Rec Films  hanno deciso di presentare il loro progetto “Used running Shoes for Kenya”: raccogliere scarpe da running e materiale sportivo da regalare agli studenti della St Patrick School di Iten, piccola città negli altopiani della Rift Valley in Kenya, a 2400 metri di altitudine, e fornire a bambini e ragazzi i mezzi tecnici per portare avanti la passione per la corsa. Loro sono Giordano Bravetti, fondatore della crew romana, e Francesco “Francisco” Grimaldi, regista e videomaker. Entrambi runners per passione. La St Patrick school è famosa per aver dato i natali a grandissimi campioni, come Wilson Kipsang, ex detentore del record del mondo di maratona, Abel Kirui, 2 volte oro mondiale di maratona, David Rudisha, campione del mondo e olimpionico sugli 800 metri,Florence Kiplagat, detentrice del record mondiale sui 21,097 km. Ultimo, e non meno importante, Rhonex Kipruto (18 anni), che il 29 aprile ha corso i 10 km più veloci di sempre su suolo americano in 27′ 08”. Un risultato importante, proprio perchè rafforza e supporta l’idea e il progetto di Giordano e Francesco.
“Un progetto nato qualche anno fa -raccontano i due ideatori-e diventato realtà negli ultimi mesi. Volevamo fare qualcosa che non si limitasse esclusivamente a conoscenti, amici e compagni di corsa, ma che si potesse allargare a tutto il mondo. Abbiamo raccolto moltissime scarpe, abbiamo coinvolto persone in quasi tutti i continenti, siamo stati intervistati dai giornali e abbiamo avuto la possibilità di parlare della nostra esperienza anche in TV. La nostra idea, oltre a convincere noi stessi è riuscita a convincere anche tantissime altre persone, una cosa bellissima”. Il materiale raccolto per il progetto è arrivato da Roma, Milano,Torino,Ravenna,New York,Miami,Istanbul,Bordeaux, e Glasgow. Scatole e scatole di scarpe, ma anche maglie e pantaloncini. Arrivato a Roma, tutto è stato etichettato accuratamente e impacchettato Una parte è stata spedita da Fiumicino a Istanbul e poi a Nairobi, mentre un’ altra parte è stata trasportata personalmente dal gruppo che si è diretto in Kenya, passando per Amsterdam e Francoforte. Poi, una volta atterrati, in pulmino fino a Iten. “Ci aspettavamo e ci eravamo organizzati per 150 paia di scarpe- ha confessato Francesco- e alla fine ne sono arrivate 400. Non eravamo pronti a trasportare tutto quel carico, non sapevamo proprio come fare. Così abbiamo dovuto cambiare in corsa tutti i nostri programmi”. “Il trasporto in una zona così lontana e difficilmente raggiungibile non è stato semplice. Anche per le dinamiche sociali legate al territorio. Per la gente del posto le scarpe hanno un grande valore ( 100 euro è lo stipendio di un operaio in Kenya) e ci siamo dovuti scontrare con una corruzione che non ci saremmo mai aspettati”. A Giordano è toccato l’arduo compito di trovare i contatti in loco. “Contattare la scuola e raggiungerla non è stato semplice come ci si può aspettare. Ci sono voluti mesi di ricerca, continue e-mail, tentativi di contatti improvvisati tramite facebook”. E’ stato però il viaggio forse la parte più difficile e rischiosa di tutto il progetto. Scontrarsi con una realtà totalmente diversa da quella immaginata e conosciuta,soprattutto per chi lo stava facendo senza alcun scopo di guadagno personale .

“Passare la dogana indenni è stata dura. Gli agenti ci hanno chiesto soldi, regali. Ci hanno minacciato più volte, cercando di portare via quello che avevamo con noi, ma destinato ad altri. E’ triste vedere che chi dovrebbe rappresentare la legge approfitta dei propri poteri a scapito dei più deboli e meno fortunati”. E una volta in strada la situazione non è cambiata. “Durante il viaggio ci siamo trovati bloccati, non per nostra volontà, in una stradina. Centinaia di persone ci hanno circondato e qualcuno ha anche provato a salire sul pulmino.Se avessero scoperto il nostro carico, molto probabilmente saremmo stati assaliti. Sono stati momenti di tensione, di paura. Un pò per la nostra incolumità, un pò per il nostro progetto”. Ma la fatica è stata subito ripagata una volta raggiunta la meta. “Vedere la gioia negli occhi di chi ha ricevuto le nostre (vostre) scarpe è stato impagabile. Così come è stato un autentico dispiacere cogliere la delusione di chi non è riuscito ad avere il suo regalo ed è dovuto tornare a casa a mani vuote Mettere in contatto, seppur in modo viruale, un runner keniano con un runner dall’ altra parte del mondo è stato emozionante. Emozione viva che ho letto anche negli occhi di chi ha accompagnato in questo lungo viaggio”. ” La riconoscenza dei professori della scuola è stata unica- continua Francesco-. Alcuni di loro sono rientrati appositamente dalle ferie affrontando anche due giorni di viaggio pe veniread accoglierci. Probabilmente sono state le persone più consapevoli di quanto avevamo dovuto passare e di quello che stavamo facendo per loro. Vedere poi tutti i loro ragazzi in fila ad aspettare pazientemente il prprio turno, mostrando la loro “nuova”  scarpa con fierezza e gratitudine, non lo scorderò mai”.
“Da quando simo ripartiti, sono due le sensazioni che non ci hanno mai abbandonato. La sensazione di  vittoria, quel “ce l’abbiamo fatta” che ci siamo ripetuti più volte tra di noi. Un sentimento di profonda e intima felicità che faremo fatica a dimenticare. E poi quella sensazione di disarmante consapevolezza che ti fa capire che sudare, rischiare lavorare e lottare per regalare il proprio sogno ad un’altra persona è la cosa più bella del mondo”.  “Avremmo voluto fare di più e lo faremo-conclude Giordano-. Siamo contenti e fieri di quello che siamo riusciti a fare, ma nn ci fereremmo di certo qui. Da ottobre riprenderemo il nostro progetto e questa volta vogliamo riuscire a raccogliere 1000 paia di scarpe”. Magari alla prossima olimpiade ci sarà anche un pezzettino di te.

CrossFit e Circuiti

IMG_6098Il CrossFit nasce  nel 2000 negli Stati Uniti d’ America e precisamente a Santa Cruz in California, dove è stata aperta la prima palestra “Crossfit” da Gregg Glassman e Laure Jenai. Il Crossfit è una disciplina ginnica che si basa sull’ esecuzione di sollevamento pesi, esercizi aerobici,corsa,arrampicata… ma più precisamente un programma di forza costituito prevalentemente da una varietà di esercizi aerobici,sollevamento pesi e ginnastica aerobica eseguiti in un lasso di tempo medio/ lungo.

Gli esercizi di Crossfit vengono fatti essenzialmente con l’utilizzo di:
bilancieri; sono barre d’ acciaio, di diversa lunghezza e peso su cui vengono applicati dei pesi in ghisa. Con i bilanceri si lavorano una pluralità di muscoli quali: bicipiti,pettorali,tricipiti,spalle,muscoli lomabri e trapezi.
kettlbell; sono dei pesi in ghisa costituiti da una maniglia. Il loro peso varia dai 4 ai 54 kg.
Con il loro sollevamento si va a lavorare sulla resistenza, flessibilità e forza.
palle mediche; sono degli attrezzi realizzati in pelle o in vinile che vengono riempiti di sabbia, il loro peso parte da un minimo di 1 kg a salire e hanno un diametro di 35 mm. Normalmente, vengono utilizzate per la riabilitazione ma negli ultimi anni sono state applicate anche per potenziare la muscolatura.

I movimenti base del Crossfit sono:
Squat: esercizio che si fa partendo da una posizione eretta per poi accovacciarsi con le anche sotto le ginocchia e poi tornare su. Per caricare l’ allenamento si può aggiungere un bilanciere con peso sopra le spalle.
Pull up; Con le braccia attaccate ad una sbarra, bisogna sollevare il proprio corpo portando il mento sopra la sbarra e tornare giù senza toccare terra.
deadlift;  questo esercizio si svolge partendo da una posizione eretta per poi sollevare il bilanciere posto a terra con bacino posto in avanti e braccia dritte, ripetere la stessa operazione al contrario nel momento del rilascio del bilanciere a terra.
Sit up; Con questo esercizio si lavora essenzialmente la parte addominale. Per svolgerlo si  sta sdraiati con le gambe incrociate e si portano su le spalle all’ altezza dei fianchi.

crossfitL’allenamento di Crossfit viene suddiviso in circuiti (WODs) che possono essere a  tempo o  a ripetizioni. I circuiti più famosi sono:
Angie: formato da 100 ripetizioni di pull up,push up,squat e sit up. Questo è un circuito a tempo dove l’obiettivo è impiegare il minor tempo possibile.
Barbara: In questo circuito si aumenta sempre più il carico di esercizi. Si parte da 20 ripetizioni pull up poi 30 di push up,40 di sit up, e 50 di squat. Questo circuito va ripetuto per 5 volte e tra un esercizio e l’altro fare un riposo di max 3 minuti.
Cindy: Questo circuito è composto da 5 ripetizioni di pull up, 10 di push up e 15 di squat. E’ un circuito a tempo che deve essere ripetuto in 20 minuti per il possibile maggior numero di volte.
Helen: In questo circuito bisogna effettuare 400 metri di corsa, 21 ripetizioni con kettlebell da 24 kg e 12 ripetizioni di pull up. Di questo circuito vanno fatti tre giri.
Lynne: Bisogna lavorare con al panca piana, senza pesi e fare pull up. Le ripetizioni vengono scelte in base alla preferenza (fare più ripetizioni possibili) l’ importante è ripetere il circuito almeno 5 volte.

Con il Crossfit si possono trarre benefici sia a livello fisico che mentale. Il crossfit sostanzialmente è un allenamento completo che allena tutte le ossa ed i muscoli, i risultati si intravedono quasi subito e inoltre aiuta a migliorare la forza, flessibiblità,agilità e addirittura la respirazione.

Tante belle parole ma noi i Circuiti li facevamo ben prima del 2000 !!!!!circuiti con almeno 8 postazioni che ripetiamo almeno 3 volte dopo aver fatto 15 minuti di riscaldamento.

IL PING PONG

1528Il Tennistavolo, meglio noto come Ping Pong, nasce a fine ‘800 in Inghilterra. La ditta J Jacques & Son cambiò il nome in Ping Pong perchè era il suono che la pallina faceva quando andava da una parte all’altra. Inizialmente, il Ping Pong era un gioco che veniva praticato per sostituire il tennis perchè era difficile da praticare in inverno e non esistevano strutture al chiuso. Con il passare del tempo questo gioco si diffuse oltre che in Europa anche in Asia e precisamente, prima in Cina poi Giappone e Corea. Nel 1926 nacque la federazione internazionale di tennis tavolo, la I.T.T.F (International Table Tennis Federation)  sempre nello stresso anno fu organizzato  il primo torneo internazionale in Germania, ed a Londra il primo campionato mondiale. Il Ping Pong diventò una vera e propria disciplina olimpica.

 

 

 

 

In Cina, per volontà di Mao Tse Tung, il Ping Pong diventò lo sport nazionale infatti, la Cina si aggiudicò 24 medaglie olimpiche su 28!  Ad oggi, è considerato non più un gioco di svago ma uno sport che secondo dei dati è il più praticato al mondo con oltre 40 milioni di persone.

 

 

Mao_Zedong

 

Per giocare a Ping Pong servono: racchetta, tavolo e pallina:
La Racchetta può essere di qualsiasi dimensione,forma e peso l’ importante è che il telaio  sia piatto e rigido. Le racchette sono nate in legno ma negli ultimi anni sono state perfezionate aggiungendo ad esso  strati di gommapiuma più o meno spessa a seconda dell’ utilizzo, se per attaccare ( meno spessa) o per difendere (più spessa).
La Pallina, ha un peso di 2,7 grammi,un diametro di 40 mm e dentro è vuota. Prima veniva fatta con la celluloide; adesso invece, si preferisce usare il PVC. Può essere sia bianca che arancione.
Il Tavolo, è fatto con materiale legnoso precompresso; viene diviso da una rete in nylon alta 15,25 cm. Generalmente, il tavolo ha una lunghezza di 274 cm, una larghezza di 152,5 cm e altezza di 76 cm. Entrambe le metà del tavolo sono a loro volta suddivise da una linea disegnata sul piano.

Nel gioco del Ping Pong si può giocare sia in singolo che in doppio. Fondamentalmente, le regole sono le stesse in entrambe le modalità, però nel doppio si deve:
– tirare da un campo all’ altro o solo sul lato sinistro o destro ( solo al momento della battuta).
– i giocatori di una coppia devono alternarsi ribattendo la pallina una volta per uno.
– entrambe le metà campo sono divise da una linea disegnata sul tavolo utile solo nel momento della battuta quando si gioca in doppio.

Nei tornei che vengono fatti in Italia, si effettuano 5 set, il vincitore sarà quello che ne vincerà 3. Per vincere un set si devono totalizzare 11 punti se l’avversario ne ha totalizzati meno di 10 sennò si andrà avanti finchè non ci sarà uno scarto di 2 punti. Per quanto riguarda i campionati mondiali, altri tornei internazionali ed olimpiadi si disputano 7 set, chi se ne aggiudica 4 vince. Nei tornei, vengono riservati degli spazi molto ampi per giocare a Ping Pong che devono essere almeno di 12 metri di lunghezza e 6 di altezza.

I Ping Pong si distinguono in due grandi famiglie:
PING PONG Indoor: Cioè Ping Pong adatti per stare all’ interno. Tra i top di gamma troviamo il Garlando Club, dotato di un piano di gioco in legno con rivestimento melaminico, 8 ruote di cui 4 dotate di freni. Inoltre presenta un ottima robustezza (102 kg).
PING PONG Outdoor: sono Ping Pong adatti all’aperto grazie al loro rivestimento in ALU-TEC più multistrati. Tra i migliori troviamo outdoor 10 della Kettler, che ha un meccanismo di sbloccaggio a mano, piedini regolabili in altezza, 4 ruote, bande elastiche laterali per riporre le racchette, innovativo porta palline e morbidi paraspigoli per la sicurezza dei bambini.

 

Tutto quello che devi sapere sul calciobalilla

bigliardinoIl calciobalilla nasce a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale.
Si discute ancora su chi fosse l’inventore, tra i possibili troviamo il tedesco Broto Wachter e un operaio francese della Citroen e l’inglese Harold Sea Thornton.
Il primo distributore di calciobalilla in Italia è la Garlando, azienda Piemontese nata nel ’54, leader in questo settore e presente sul mercato da oltre 60 anni.
Le  dimensioni del campo da gioco, di norma, oscillano tra i 110-120 di lunghezza e 65-72 di larghezza.
L’accessorio principale del calciobalilla è la pallina. normalmente una pallina standard Garlando ha un peso di 17 gr e un diametro di 33,1 mm.
Oltre alla pallina standard ci sono quelle da competizione che si suddividono in Pro Play e High Control:
Le Pro Play sono in Tecnopolimero, hanno una superficie leggermente ruvida, è più leggera e piccola dell’High Control, permette maggiore velocità unitamente all’elevato controllo; Diametro 34 mm , peso 25 gr circa.
Le Palline High Control sono in Tecnopolimero con superficie leggermente ruvida, che permette un’elevato controllo, adatta per effettuare tiri complessi e di grande perfezione.
Diametro 34,5 mm , peso 27 gr.

Possiamo distinguere i calciobalilla in due macrocategorie:

Calciobalilla da ESTERNO: il campo può essere sia in vetro che in laminato. Generalmente, questi tavoli hanno il campo da gioco in laminato plastico incollato sulla base con speciali colle non idrosolubili. Il bigliardino da esterno più venduto è il G-500.
Anche il mobile è rivestito in laminato plastico resistente all’ acqua e incollato al mobile anch’esso con colle non idrosolubili.
Anche le gambe o sono in metallo o viene fatto un trattamento che permette di resistere all’acqua; le aste sono in acciaio e vengono generalmente trattate con cromatura antiruggine a più strati.
Infine, le linee che delimitano il campo da gioco sono serigrafate con inchiostri speciali resistenti all’acqua.
Garlando ha brevettato anche un modello di calciobalilla con il vetro di protezione sopra il mobile per non far andare la sporcizia (foglie,polvere,acqua) all’interno del campo da gioco; inoltre attutisce anche il rumore della pallina, ed evita che la pallina esca dal campo e possa rompere qualche complemento d’arredo.

 

Calciobalilla da INTERNO: I mobili vengono fatti in compensato multistrato (MDF).
Le aste sono sempre in acciaio ad alta resistenza alla torsione e con cromatura antiruggine. Garlando utilizza cuscinetti a sfera in acciaio per un ottimale scorrevolezza delle aste.
Gli ometti sono in materiale plastico indistruttibili (moplen). Ci sono dei modelli con l’aggiunta del vetro temperato sopra il piano di gioco che permette un miglior scorrimento della pallina.
I calciobalilla possono avere le aste uscenti o rientranti.
Le aste rientranti o telescopiche sono consigliate per chi ha dei bambini in casa in quanto la parte finale dell’ asta resta all’interno del mobile e quindi non esce dall’altra parte come per le aste uscenti.

IMG_9732-minPochi sono a conoscienza che esistono dei calciobalilla richiudibili: un esempio è il master pro e il foldy della Garlando, le gambe si possono ripiegare all’interno del mobile per poi essere riposto in verticale in modo da occupare il minimo spazio.
Altre due categorie, sono il calciobalilla linea bar e free.
Il calciobalilla linea bar ha la particolarità di possedere la gettoniera. Esistono vari tipi di gettoniere: meccanica, elettromeccanica,elettronica con sistema garl 2001.
– 1)Meccanica: può essere programmata per qualsiasi moneta o gettone di diametro compreso tra 19 e 32 mm ( lo stesso vale per le altre). Ci sono 4 modelli diversi ( senza contropartite,con contropartite,con contropartite protetto ed espulsore).
Tutti e 4 i modelli sono dotati di un meccanismo che impedisce di azionare la gettoniera 2 volte
– 2)Elettromeccanica: Il sistema elettromeccanico può accettare per un credito fino a 4 monete dello stesso tipo, programmando una scheda crediti con microinterruttori. E’ dotata di pulsante di espulsione per monete false o difettose ( presente anche in quella meccanica); ha un contascatti elettromeccanico anti- manomissione e non resettabile che consente di verificare la corrispondenza tra l’importo incassato e il numero delle partite giocate. L’alimentazione è affidata a una batteria ricaricabile che può durare oltre 12 mesi prima di una nuova ricarica. Il sistema di rilascio delle palline è motorizzato in maniera che le palline non rimangano mai bloccate nel meccanismo interno.
– 3)Elettronica con sistema garl 2001: realizzata in due versioni, a batteria con gettoniera dotata di sensore wake-up oppure con connessione alla rete elettrica; ha una programmazione molto facile con innumerevoli possibilità di variare crediti e bonus. E’ dotata di display a cristalli liquidi che visualizza il valore delle monete inserite, il numero dei crediti in memoria, il numero totale delle partite giocate e l’incasso totale.
La linea free, è caratterizzata da modelli senza gettoniera dove il recupero delle palline avviene manualmente dietro la porta.
Con Garlando è anche possibile personalizzare il calciobalilla scegliendo grafica colore, si può richiedere addirittura un calciobalilla con 8 aste per parte o più.

Garlando realizza anche una linea di calcio balilla professionali omologati FICB con targhetta di serie. I calcio balilla omologati FICB sono dotati di livella per verificare la pendenza, il piano di gioco è in vetro antiriflesso, la porta il feltro per attutire il rumore, le molle più corte per eliminare i punti ciechi e sono dotati di aste telescopiche.

La storia del cambio della Bici

L’ESALTANTE STORIA DEL CAMBIO DELLA BICI

Adesso sembra tutto semplice.

Elettronica,leggerezza e precisione, ma ovviamente non è stato così: un tempo i nostri nonni, quelli più fortunati con il cambio a 2-3 velocità, dovevano fare operazioni lunghe e a volte pericolose per modificare lo sviluppo metrico. Il cambio è gioia e dolore: ci permette di variare il rapporto di pedalata ma rimane comunque un componente da regolare spesso. Eppure, dobbiamo reputarci fortunati poiché ciò che stiamo usando è il risultato di quasi un secolo di sviluppo tecnologico, intuizioni geniali e clamorosi buchi nell’ acqua.

Gli esordi

Quando la bici era un passatempo per ricchi stravaganti, la trasmissione era collegata direttamente alla ruota per cui, se si voleva modificare lo sviluppo metrico della pedalata, si doveva variare il diametro della ruota stessa e adattarvi il telaio. L’ invenzione della trasmissione come la conosciamo oggi spostò la forza motrice della bici dalla ruota anteriore a quella posteriore. Quando, nel 1887, Herry Lowson inventò la safety bicycle con il telaio a diamante,che ancora oggi conosciamo e usiamo, le bici erano equipaggiate con un unico pignone rigorosamente fissato sul mozzo. Tutte le competizioni dell’ epoca eroica si svolgevano con bici a scatto fisso,con telai in acciaio molto pesanti,ruote con cerchi in legno e spesso senza freni. I corridori dell’ epoca, in caso di pendenze molto elevate, non avevano altar scelta che scendere e spingere la bici. Famosa è la foto di Octave Lapize che, nel 1910,scende e spinge la sua bici lungo la salita al colle del Tourmalet, gridando “Assassini!” agli organizzatori del Tour. Come ogni evoluzione tecnica, anche il cambio nasce da un ‘ esigenza: poter modificare in corsa lo sviluppo metrico della bici, variando il rapporto di pedalata, in moo da poter affrontare anche le salite più impervie.

La prima soluzione…

fu il mozzo flip-flop. Si trattava di una ruota posteriore equipaggiata con due pignoni, uno per lato. Da uan parte si trovava un pignone di piccolo diametro a scatto fisso, dall’ altro uno più grande dotato di ruota libera. Il corridore usava quello a scatto fisso durante i tratti in pianura e poi, appena la strada accennava a salire, scendeva, smontava i dadi che bloccavano il mozzo al telaio e girava la ruota, portando la catena sul pignone più grande e tensionandola, facendo arretrare la ruota nel forcellino. Dopodichè serrava il tutto e ripartiva. Scegliere il momento giusto per far girare la ruota divenne il punto cruciale di ogni tattica di gara. La leggenda narra che la nascita dello sgancio rapido sia dovuta proprio a un cambio di un pignone flip-flop “rognoso”: Tullio Campagnolo, all’ epoca corridore amatoriale, era in testa a una corsa invernale quando raggiunse la salita. Scese per girare il mozzo ma il gelo aveva inchiodato i dadi, cosicchè non riuscì a smontare la ruota e dovette abbandonare la corsa . C’è chi giura di averlo sentito esclamare “Ghè de cambiar qualcosa de driò”.

E lo fece, inventando lo sgancio rapido. Il sistema flip-flop aveva notevoli limiti tecnologici ( nonostante l’ applicazione dei dadi a farfalla per facilitare lo smontaggio) e per questo molti costruttori cercarono di creare qualcosa di più pratico.

I primi cambi:

Vittoria Margherita

All’ inizio degli anni ’30 i fratelli Tommaso e Amedeo Nieddu collaudarono il cambio “Vittoria Margherita”, La bici era equipaggiata con una corona all’anteriore e tre pignoni con ruota libera al posteriore. Sul tubo piantone ( dove ora è montato il deragliatore anteriore ) era fissata una leva, con un leveraggio che la collegava a un tendi-catena in basso. Quando il corridore voleva cambiare rapporto doveva muovere la leva ( mantenuta in posizione da una cremagliera dentata) per aumentare oppure diminuire l’ angolo del tendi-catena, in modo da modificare la tensione della catena stessa, pedalare poi all’indietro e spingere o tirarla con la mano destra, per far si che salisse o scendesse di un rapporto. Era un sistema efficace, che consentiva al ciclista di cambiare l rapporto senza doversi fermare né smontare la ruota, anche se assomigliava più a un equipaggiamento da amcchinista da treno che a un cambio per bici cui siamo abituati ora. Il Vittoria Magherita spopolò letteralmente, anche se la maggior parte dei ciclisti continuò a scendere dalla bici per effettuare la cambiata, poiché spesso la catena non saliva e si doveva dare un colpo di tallone sul pignone. Il problema era che se sbaglaivi, finivi per terra insieme alla bici. Eppure il Vittoria Margherita fu la scelta di ciclisti come Bartali e Binda, perché aveva una caratteristica regina: funzionava anche se pieno di fango. Non è una cosa da poco se pensate allo stato delle strade italiane tra le due guerre, più simili a tratturi che a vere e proprie vie di comunicazione.

e il cambio Osgear

Creato dal corridore francese Oscar Egg, mutava le medesime tecnologie del Vittoria Margherita, solo che lo spostamento della catena era comandato da un cavo, e un tendi-catena, posto sulla scatola del movimento centrale e manteneva la catena in tensione. Nonostante la sua diffusione e ( per l’ epoca) l’elevata tecnologia realizzativa, venne bandito dal Tour de France fino al 1937 ( il patron Desgrange li chiamava “macchinari infernali” ) mentre erano già utilizzabili al Giro d’ Italia sin dal 1932.

Il campagnolo corsa

Tullio Campagnolo fa la sua entrata in scena nel mondo dei sistemi cambio con il suo “Campagnolo corsa”. Il sistema per sé era semplice e brillante ma talmente difficile e pericoloso da usare che gli inglesi lo ricordano ancora come “ the suicide shifter”. Era formato da due leve fissate al fodero destro verticale del telai. Una leva aveva la funzione di liberare lo sgancio rapido, allenando la ruota ( che lavorava su dei forcelli dentati per facilitare il posizionamento) mentre l’ altra leva spostava la catena da un pignone all’ altro. Il corridore doveva in sostanza voltarsi per azionare la prima leva e sganciare la ruota posteriore senza smettere di pedalare, spostare la catena agendo sulla seconda leva e, infine, richiudere lo sgancio rapido.

Anni ’40: arriva il deragliatore

La Simplex, casa produttrice francese, aveva lanciato il deragliatore già nel 1934, con il suo Simplex Champion. Si trattava di un deragliatore con una sola puleggia, non dentata, e un corpo privo di molla. Il problema era dato dal fatto che per far spostare il deraglaitore azionato da un cavo servisse una notevole forza. La casa francese lanciò nel dopoguerra il Touriste. Era dotato di un deragliatore a parallelogramma con due puleggi e azionato da due cavi: uno faceva spostare il deraglaitore mentre l’ altro variava la tensione della catena. L avera rivoluzione arriva però con il cambio Campagnolo Gran Sport, che divenne una pietra miliare dell’ evoluzione tecnica. Il cambio, lanciato alla fiera di Milano nel 1949, era basato sul sistema a parallelogramma: il cavo, azionato da un comando posto sul tubo obliquo, forzava il corpo del deragliatore a deformarsi, seguendo uno schema, appunto, a parallelogramma, che rendeva la cambiata pratica e veloce. La molla, inserita nel corpo del deragliatore, consentiva di farlo tornare in psizione di riposo una volta che la tensione del cavo fosse diminuita. Inoltre, per la prima volte apparve il deragliatore anteriore, che consentiva di modificare il rapporto all’ anteriore e faceva nascere la guarnitura doppia, immagine tipica delle bici da corsa. Il cambio Gan Sport era però costoso e appannaggio solo dei corridori professionisti.

Le porte del cambio con deragliatore a parallelogramma anche per i comuni mortali le aprì la francese Huret, con il cambio Allvit, il primo gruppo cambio a produzione industriale che consentì di installare trasmissioni con cambio anche su bici da passeggio e da turismo.

Anni ’60: nasce il gruppo trasmissione completa

In occasione dell’ Olimpiade del 1960, la casa ciclistica Legnano rivisitò il suo modello Roma, dando vita alla Roma Olimpiade. La caratteristica unica di questa bici stava nel fatto che venne progettata per accogliere un gruppo trasmissione studiato ad hoc dalla Campagnolo: Il Record. Per la prima volta un cambio veniva progettato e prodotto interamente dalla casa, dalle corone al deragliatore, senza usare prodotti di altre aziende. Era infatti comune usare guarniture di una marca , serie sterzo di un’ altra e così via.

Anni ’80: tempo d’ indicizzazione e STI

Il cambio per bici raggiunse elevatissimi standard tecnologici e di funzionamento con il Campagnolo Super Record: efficiente, leggero e sempre perfetto, fu la scelta di molti corridori e ancora oggi si tratta di un gruppo vintage venduto a prezzi notevoli. Nonostante l’ elevata qualità costruttiva raggiunta dalla casa vicentina, non si assiste ad alcuna evoluzione tecnologica di rilievo. Il primo scossone arriva dal Giappone, dove la casa produttrice Suntour propone il deragliatore posteriore con la forma a “ginocchio”, al posto di quella dritta fino ad allora utilizzata e che è la stessa forma costruttiva che usiamo oggi. Siamo nel 1984 quando una casa giapponese appena apparsa sul mercato, tale Shimano, presenta il Dura Ace 7400 con il sistema SIS (Shimano Index System). La novità è nella gestione del cambio posteriore, che è indicizzato, ovvero a ciascun movimento del comando cambio sul tubo obliquo corrisponde una determinata posizione del deragliatore. La cambiata è molto più efficiente e sicura, così come la regolazione. Prima entrambi icomandi erano a frizione, ovvero stava alla bravura del ciclista individuare il punto esatto in cui posizionare la catena. Inizia così lo “scontro” tra tirani che caratterizzerà gli anni ’80: Campagnolo vs Shimano. Quest’ ultima, sul finire del decennio, presenta una nuova evoluzione tecnologica: gli STI (acronimo di Shimano Total Integration). In sostanza i progettisti spostarono i comandi cambio dal tubo obliquo al manubrio, integrandoli nelle leve freno. In questo modo il ciclista non doveva più staccare le mani dal manubrio per effettuare la cambiata e ciò permise di fare cambi di rapporto anche in situazioni nelle quali non si potevano togliere le mani ( come in volata) e contribuì a elevare la sicurezza di guida. Il primo gruppo Dura Ace con gli STI aveva i fili esterni che partivano dalle leve e raggiungevano due fissaggi (detti Shimano Stopper), ancorati nella stessa posizione dei vecchi comandi sul tubo obliquo.

Anni ’90: l’ apporto tecnologico della Mtb

Una nuova disciplina si affacciava alle porte dell’ ultimo decennio del 20° secolo: era la Mtb, che proprio nel 1990 vide svolgersi il 1° Campionato del mondo, negli Stati Uniti. Le case produttrici compresero che le necessità erano totalmente differenti rispetto a quelle del ciclismo su strada. Shimano lanciò i comandi Rapidfire, che vengono utilizzati ancora oggi: un unico corpo gestiva due leve diverse, che consentivano di scalare o di far salir il rapporto indicizzato, sia all’ anteriore sia al posteriore.

In questo modo era possibile cambiare usando solo il pollice e senza staccare le mani dalle manopole e dalle leve freno. Anche Campagnolo cercò di entrare nel settore in espansione delle ruote grasse, con cambi come Euclid e Centaur, per poi abbandonare nel 1994. Nel frattempo una nuova entrata nel mondo dei gruppi per bici, l’ america Sram, lanciava i Gripshift, ovvero i comandi a manopola, che per molti anni sono stati usati nelle competizioni e che ancora oggi si possono trovare sulle Mtb con gruppi della casa d’ oltreoceano.

FITNESS NOVITA’ 2019

Come ogni anno siamo andati alla Fiera più importante del nostro settore ,Ispo, per vedere le anteprime di fine 2018/2019.

Molto interessanti i nuovi tapis roulant Kettler con i nuovi sistemi di ammortizzazione (Infinergy-Basf) cioè nuovi per il nostro settore ma utilizzati da ADIDAS nelle scarpe con il famosissimo sistema BOOST, ora applicato anche sui tapis roulant Kettler. (prezzi verso il ribasso per fortuna)

Altra novità riguarda il grande ritorno dei vogatori , molti con resistenza ad acqua, essendo scaduto il brevetto di WaterRower.

Interessante e bello il tapis roulant Paragon presentato dalla Johnson che arriverà sul mercato in autunno. Potete vederlo nelle foto.

Bellissima la cyclette della NOHRD in legno con ottimo movimento, design e funzionalità al TOP.

Molto bene TOORX PROFESSIONAL con la presentazione del TAPIS ROULANT professionale TRX9000 e l’ellittica ERX9000, completa la gamma un vogatore RWX AIR CROSS (RESISTENZA AD ARIA) , il tappeto CURVO TRX SPEED CROSS oramai da molti identificato con il tapis roulant di Tecnogym skillmill ma a loro volta avevavo compiato dall’originale il  WOODWAY CURVE, la cyclette da seduti la BRXR9000, la cyclette tradizionale BRX9000 e il CLIMBINGCROSS (SCALA).

 

 

Mondiali di atletica leggera 2017: appuntamenti e curiosità

Mondiali di atletica leggera 2017: appuntamenti e curiosità

relay-race-655353_960_720Un milione e mezzo di biglietti ufficialmente in vendita per i Mondiali Paralimpici e i Campionati del Mondo di atletica leggera che si terranno a Londra rispettivamente dal 14 al 23 luglio e dal 4 al 13 agosto. Il grande fascino dell’atletica leggera tornerà nella capitale britannica, a 5 anni di distanza dai Giochi Olimpici di Londra. Per al stagione 2017 dei Campionati del Mondo di atletica leggera sono attesi circa 3300 atleti, provenienti da più di 200 paesi, i quali si sfideranno in 30 gare.
L’impianto che quest’anno ospiterà i Campionati è lo Stadio Olimpico di Londra, lo stesso in cui si disputarono i Giochi Olimpici nel 2012. Pensate che la prima edizione risale al 1983 ad Helsinki. L’evento seguì una cadenza quadriennale fino al 1991, per poi passare alla formula biennale con cadenza negli anni dispari.
La scorsa stagione, disputata nel 2015 a Pechino, ha ospitato 1933 iscritti provenienti da 207 nazioni. In quell’occasione, la IAAF (l’International Association of Athletics Federations) ha assegnato il titolo di “miglior atleta dell’anno” al decatleta Ashton Eaton, che alla rassegna cinese si è dimostrato l’atleta dell’anno, battendo Usain Bolt e Christian Taylor e stabilendo il nuovo record mondiale con l’incredibile punteggio di 9045 con 45 secondi netti sui 400 metri piani.
Nelle competizioni mondiali di atletica leggera, i minimi di partecipazione sono stabiliti dalla IAAF, che si occupa dell’atletica leggere a livello mondiale.
Per quanto riguarda l’Italia, il Mondiale del 2015 si ricorda come uno dei peggiori di sempre, caratterizzato dall’assenza di alcuni dei numeri 1 nostrani, fermi per infortunio, e dai risultati più deludenti della nostra storia.

Atletica leggera: gli appuntamenti della stagione 2017

L’attuale stagione, che porterà ai Campionati Mondiali di Londra previsti nel mese di agosto 2017, includerà anche diversi appuntamenti come i Mondiali di corsa campestre e quelli di staffetta previsti rispettivamente per il mese di marzo in Uganda e per il mese di aprile alle Bahamas.
Dopo i cinque appuntamenti del World Indoor Tour previsti tra il mese di gennaio e quello di febbraio 2017, la stagione outdoor inizierà nel mese di maggio con due appuntamenti imperdibili: la Diamond League, che inizierà in Qatar (Doha) e terminerà in Belgio (Bruxelles), con una tappa a Roma prevista per il mese di giugno; il World Athletic Challenge, comprensivo di 12 incontri di seconda categoria che terminerà con la finale di Rieti nel mese di settembre 2017.
Per quanto concerne le competizioni nazionali, ricordiamo che Ancona sarà la sede principale dell’atletica leggera nazionale indoor. L’impianto sportivo del capoluogo marchigiano ospiterà in questa stagione ben 4 campionati italiani: gli Assoluti Indoor, che avranno luogo tra il 18 e il 19 febbraio e che saranno preceduti dai campionati italiani juniores e promesse previsti il 4 e il 5 febbraio, i campionati italiani allievi, che si svolgeranno l’11 e il 12 febbraio e i campionati italiani master indoor e invernali di lanci in programma dal 24 al 26 febbraio. In tutto, saranno quattro i weekend in cui gli atleti si sfideranno per aggiudicarsi i titoli nazionali al coperto.

Atletica leggera: le scommesse

L’insieme delle discipline dell’atletica leggera quali la corsa su pista, i salti, le prove multiple, la corsa campestre, la corsa in montagna, su strada o la marcia, sono tutte attività molto seguite in tutto il mondo poiché appassionano milioni di persone, complici le spettacolari performance di alcuni grandi nomi. Proprio per via dell’alto tasso di imprevedibilità che spesso caratterizza le competizioni dell’atleta leggera, questa immensa disciplina è oggetto di pronostici e scommesse sportive.
Nell’ambito delle specialità dell’atletica, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (AAMS) consente di scommettere sull’atleta Vincente della gara, sulla squadra/atleta Vincente delle Olimpiadi e sul Piazzamento sul Podio di una squadra/atleta. Disponibili anche le scommesse pre-evento come la giocata sul Nuovo Record del Mondo (se verrà o meno battuto il record attuale) e le scommesse in modalità Live. Le giocate sono realizzabili anche online sui siti autorizzati dall’AAMS come il portale del noto bookmaker SNAI, nella sezione scommesse sportive.
E per quanto riguarda le curiosità sulla città che ospiterà i prossimi Mondiali 2019?
Possiamo affermare che l’Italia non è tra i candidati. Tra le città in lizza per ospitare il grande evento ci sono: Barcellona, affascinante cornice dei Giochi Olimpici del 1992, Doha, sede di uno dei meeting IAAF più prestigiosi, ed infine la capitale dell’Oregon, Eugine, una delle sedi madre dell’atletica leggera internazionale. Staremo a vedere!

Il potere del movimento

IMG_0608L’attività fisica è una delle armi più potenti che abbiamo per preservare il nostro benessere. Su cui ci dovrebbero  essere più investimenti pubblici, a ogni livello. perchè si tratta di interesse davvero generale.

Noi vediamo il nostro presidente della Repubblicare fare sport? il nostro Presidente del Consiglio ? il Ministro della Sanità?…..

Negli USA siamo abituati a vedere il Presidente degli stati Uniti fare jogging . Michelle Obama ha voluto un orto nella Casa Bianca, tutto questo serve a sensibilizzare la popolazione.

Di questi tempi imperversano (sulle tv di stato) ospiti televisivi sedicenti nutrizionisti che affermano l’inutilità dell’attività fisica per dimagrire e stare in salute. L’intento di costoro è abbastanza chiaro:poichè  spacciano diete miracolose basate alla fine solo su restrizioni caloriche ben travestite, la perdita di massa muscolare diventa un tassello importante per far credere ai malcapitati che passano dalle loro mani di essere effettivamente dimagriti,quando invece hanno solo perso peso muscolare, e con esso la salute.

Bisogna capire la differenza tra dimagrimento e dimagrimento con perdita di grasso, acqua,muscolo.

Lo stile di vita e nutrizionale che viene “sponsorizzato” crea nuovi malati di diabete, cancro,allergie,depressione, obesità,malattie cardiovascolari, dislipidemie, producendo un eccellente fatturato per fare poi finta di curarle,chiudendo così un circolo vizioso che parte da una diffusa e confusa ignoranza nutrizionale.

Perchè il farmaco sport non viene somministrato in modo massivo all’intera popolazione per prevenire e curare la maggior parte delle malattie?  Meno farmaci, meno ricoveri, meno farmaci.

Il risparmio sarebbe così elevato che la spesa per gli impianti sportivi, per le visite mediche, per l’acquisto dei materiali sarebbe così minimo rispetto ai benefici che …….

Lo stare bene non  genera fatturato farmaceutico e ospedaliero…..

A volte mi chiedo come uomini di cultura o di scienza non parlino di questo farmaco naturale gratuito…. anche questa è conoscenza e perchè ignorarla?

Sovrallenamento o Overtraining

Il pulsossimetro  è chiamato anche ossimetro o saturimetro. Pulsossimetro

Il  pulsiossimetro è uno strumento che  serve per misurare la frequenza  cardiaca attraverso il dito.

Il pulsossimetro rileva anche la percentuale di ossigeno presente nel sangue, da qui il nome di saturimetro.

Il principio di funzionamento di un saturimetro è molto semplice: una sonda genera fasci di luce nel campo del rosso e dell’infrarosso, questi fasci attraversano la cute e la circolazione del paziente (generalmente viene applicato ad un dito), per poi arrivare ad una fotocellula. Conoscendo la quantità di luce iniziale e quella finale, l’apparecchiatura è in grado di calcolare la saturazione dell’ossigeno nel paziente, grazie a formule fisiche piuttosto complesse, in quanto l’emoglobina ossigenata assorbe la luce a precise lunghezze d’onda.

La valutazione di tale valore è utile per misurare l’efficienza della funzione polmonare di ossigenazione del sangue in numerose situazioni patologiche quali l’asma bronchiale, l’edema polmonare acuto, neoplasia polmonare, traumi toracici ecc..

Il dato che ci interessa è quello delle pulsazioni a riposo, cioè quello rilevato appena svegliati senza essersi alzati dal letto. Questo dati ci permette di capire se rischiamo di andare in sovrallenamento o overtraining.

Di fatto, detto in termini molto semplici, si ha sovrallenamento quando l’attività fisica praticata è talmente intensa (sia in termini qualitativi che quantitativi) che l’organismo non è in grado, nel periodo di recupero, di smaltire la fatica accumulata.

Il sovrallenamento colpisce dunque gli atleti che praticano una disciplina sportiva in modo eccessivamente intenso, duraturo e frequente; le discipline interessate possono essere le più svariate, ma senza ombra di dubbio il problema del sovrallenamento si riscontra più comunemente in coloro che praticano sport di resistenza, (come si può facilmente intuire, è decisamente più probabile che il sovrallenamento colpisca un maratoneta o un ironman che un giocatore di calcio o tennis).

Le cause del sovrallenamento possono essere:Pulsossimetro

-allenamento eccessivo

-errata alimentazione

-mancato riposo o sonno insufficente

-stress familiare o lavorativo (fattore esterno)

 

Il sovrallenamento è una malattia che ha sintomi ben precisi:

-Elevata frequenza cardiaca a riposo – Basta provare ogni mattina il battito cardiaco per verificare se è aumentato. Perché si possa parlare di sovrallenamento è necessario che la frequenza aumenti di 8-10 battiti al minuto.

-Disturbi gastrointestinali

-irritabilità,

-Diminuzione della libido,

-dolori muscolari prolungato,

-abbassamento delle difese immunitarie

-depressione,

-astenia,

-dimagrimento

È ovvio, come già detto precedentemente, che una delle cause principali del sovrallenamento è il carico delle gare e degli allenamenti senza che si dia il tempo all’organismo di recuperare;

Consiglio di rispettare il principio delle 3 settimane di carico + 1 di scarico e di alimentarvi entro 1 ora dalla fine dell’allenamento

Sia i carboidrati che le proteine in associazione producono effetti  migliori sulla sintesi di glicogeno e la sintesi proteica (=costruzione muscolare)  rispetto all’assunzione di soli carboidrati o sole proteine nel post allenamento.

Il momento migliore del pasto di recupero sarebbe nell’immediato post allenamento, cioè tra i 15′ e l’ora dal termine dell’allenamento. Questo perchè è proprio in quello speciale lasso di tempo che gli “operai” della ricostruzione sono più attivi. Ma senza materiale per ristrutturare le proteine muscolari o ripristinare  le scorte di glicogeno gli “operai” possono fare ben poco. Infatti ormoni come il testosterone, il GH, l’IGF-1 necessitano di proteine o aminoacidi per “restaurare”le proteine muscolari, mentre l’insulina ha bisogno di carboidrati come segnale per entrare nel circolo ematico e mediare l’entrata degli zuccheri nelle cellule muscolari ed epatiche. Il pasto post allenamento è inoltre indispensabile  per smorzare la produzione del cortisolo, l’ormone dello stress. Se da una parte è un ormone fondamentale per generare un adattamento agli stimoli dell’allenamento, dall’altra un suo eccesso porta ad un fatale consumo dei muscoli come propellente per far fronte all’esigenza di energia.

Anche l’enzima glicogeno sintetasi ha bisogno di carboidrati per avere i mattoni glucidici e mettersi all’opera.

In generale si parla di 1 gr di carboidrati/kg di peso corporeo entro la prima ora post allenamento.quella di proteine varierà dai 15 ai 30 gr totali  (15 gr se attività aerobica come la corsa, bici o nuoto) a seconda del tipo di sport, yogurt , prosciutto crudo, tonno, uova.

Ebbene si dopo l’allenamento vanno benissimo i carboidrati ad alto indice glicemico!!!! e le bevande zuccherate,tanto sconsigliate ai sedentari!!!!

 

 

McFarland Usa

mcfarland-usaOgni tanto pubblico qualche foto con piccoli estratti da Libri inerenti la corsa o altri sport ….oggi pubblico due righe su un film della Disney sulla Corsa Campestre. La corsa ha sempre una valenza sociale  e non è mai fine a se stessa.

 

Jim White (Kevin Costner) è un professore di educazione fisca che viene spostato da scuola in scuola a causa del suo carattere impulsivo. Arriva in questa piccola e povera città, dove inizia ad insegnare, e formerà una squadra di 7 ragazzi per la corsa campestre, con la speranza di deviare il loro sicuro e non promettente futuro. La povertà e la criminalità presente a McFarland( località della California a nord rispetto a Los Angeles, vicino a Bakersfield ) saranno grandi ostacoli per la squadra. Ma nonostante tutto il coach riuscirà a portarli alle gare nazionali. Il finale non lo svelo ma consiglio la visione.

 

A volte mi stupisco per le emozioni che lo sport vero o finto riesce a darmi.

 

 

L’Autore

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Stefano Donadio

Da esperto di attrezzature fitness a "ultramaratoneta"...
Da tradizionale buongustaio a "gourmet del bio"...
Lavoro e passione, un connubio perfetto!



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