Archivio di maggio 2018

No alla Dieta senza Sport!!!

COME FARE UNA DIETA CORRETTA
Avere un bel fisico e sentirsi a proprio agio con se stessi è il desiderio di molti. Proprio per questo, chi vorrebbe ottenere un fisico tonico e stare in forma, si cimenta in milioni di diete molto spesso sbagliate.
Come si fa una dieta corretta?

Partiamo dal fatto che la volontà è il primo presupposto per perdere peso.
Molto importante, quando si decide di fare una dieta è affiancare un’ attività sportiva. L’allenamento deve essere costante e deve essere fatto almeno tre volte a settimana. Attività come corsa, bicicletta, nuoto e altri esercizi aerobici sono consigliatissimi.

Come detto in precedenza, l’allenamento deve essere costante sennò serve a poco.

Spesso capita, che non si dispone di tempo per andare in palestra oppure le condizioni climatiche impediscono l’ allenamento all’area aperta. Per questi motivi esistono le attrezzature da Home Fitness che permettono di guadagnare tempo e garantire un allenamento costante anche per tutti i mesi dell’ anno.

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L’ immagine  raffigurata è la famosa piramide alimentare inventata dal dipartimento dell’ agricoltura degli Stati Uniti per sopperire ai problemi dell’ obesità in America. La piramide rappresenta, dal basso verso l’alto, ciò che è importante assumere maggiormente.
La piramide alimentare è la perfetta rappresentazione della dieta mediterranea riconosciuta patrimonio dell’ umanità dall’ UNESCO nel 2010.

La dieta mediterranea prevede il consumo prevalente di frutta, verdura, pane,cereali,patate,fagioli,legumi.
Seguire una dieta mediterranea è un ottimo consiglio per dimagrire ma non è l’unico.
Per dimangrire è quindi importante mangiare sano. Mangiare sano significa: mangiare cibi non raffinati e prediligere quelli integrali, bere molta acqua,differenziare giornalmente gli alimenti,consumare i pasti con tranquillità e seduti senza saltarne nessuno, prediligere la frutta e verdura di stagione.
Segeundo una dieta mediterranea insieme a questi piccoli consigli e un costante allenamento si applicherà una dieta corretta ed equilibrata.
Sicuramente avete sentito parlare della dieta Dukan,dieta dissociata,cronodieta, dieta a zona.
Cosa prevedono?

La dieta Dukan, che si sviluppa in 4 fasi: la prima è la fase d’ urto,dove si possono mangiare solo proteine come: carne bianca, rossa, pesce, latticini e frutti di mare. Ha una durata di 3-10 giorni. La seconda fase è la fase alternativa, dove alle proteine sopra citate viene aggiunta la verdura. Terza fase: quella del consolidamento. Questa fase si attua quando si è arrivati al peso desiderato. Vengono introdotti progressivamente tutti i tipi di cibi. La quarta fase è quella del mantenimento. In questa fase, si mangia normalmente facendo però un giovedì proteico e mangiando 3 cucchiai di crusca e avena al giorno. Con questa dieta, la perdita di peso inizialmente sarà veloce e poi controllata e sarà inclusa, una lunga fase di mantenimento.

La dieta dissociata, si basa su 5 regole:
1- Non mangiare carboidrati e proteine durante lo stesso pasto.
2-Mangiare molta verdura, frutta e insalata maggiormente.
3- Mangiare poche proteine, amidi e grassi.
4- Evitare alimenti raffinati come le farine bianche e prediligere farine integrali.
5- Far passare almeno 4/4 ore e mezza tra un pasto e l’ altro.

La cronodieta, si basa sul concetto che i carboidrati devono essere consumati a colazione e pranzo, mentre la sera si devono consumare cibi proteici come carne, pesce,uova. Inoltre, bisogna preferire i cibi integrali rispetto a quelli raffinati. La frutta va consumata preferibilmente entro metà pomeriggio.

La dieta zona,prevede la consumazione di cibi a basso contenuto calorico ed una scarsa quantità di carboidrati. Stabilisce che potrebbe essere dannoso superare il fabbisogno calorico giornaliero. Oltre alla riduzione dei carboidrati, questa dieta prevede di fare un corretto bilanciamento durante i pasti cercando di assumere proteine, carboidrati e grassi. La dieta a zona stabilisce una ripartizione del 40% per i carboidrati,30% di proteine e 30% di grassi. Ci sono altre regole fondamentali che caratterizzano questa dieta, e sono:
Eliminare gli alimenti contenenti carboidrati raffinati.
Ogni pasto durante la giornata, deve contenere tutti e tre i nutrienti sopra citati.
La cena deve precedere il sonno di massimo due ore.
Tra un pasto e l’altro on devono passare max 5 ore, (contando che i pasti da fare su una giornata devono essere 5).
La dieta a zona promuove i cibi ad alto contenuto proteico come: carni bianche, albume d ‘ uovo, pesce, formaggi magri. Cibi contenenti lipidi come: olio extra-vergine d’ oliva,frutta secca.Per quanto riguarda i carboidrati la dieta predilige quelli derivanti da frutta e verdura che sono ricchi di fruttosio.
Secondo noi, bisogna puntare tutto sulla QUALITA’ di quello che mangiamo sulla VARIETA’ basata sulla STAGIONALITA’ e sulla MODERAZIONE. Ad una corretta alimentazione dobbiamo associare dello sport. Essere magri non vuol dire essere in forma!!!

Perchè mettere un TAPIS ROULANT in CASA

TX 9000-minIn una vita dinamica come quella di oggi, dove “corriamo” tutta la giornata per: andare al lavoro,a fare compere; abbiamo pochissimo tempo per fare attività fisica. La maggior parte delle persone, al giorno d’oggi, si iscrive in palestra.

Andare in palestra però richiede del tempo, tra i più comuni: il tragitto per arrivarci, l’affollamento e quindi attendere che si liberi l’attrezzo che si desidera utilizzare.

Oltre al tempo il denaro è un aspetto da considerare. Molte palestre oggi attuano promozioni a prezzi bassissimi ma non garantisco le adeguate attrezzature e quindi un buon allenamento. Altre invece, generalmente palestre di alto livello, propongono promozioni a prezzi altissimi non accessibili a tutti.

L’allenamento a casa è più confortevole rispetto a quello in palestra perchè oltre al tempo e al denaro garantisce: un maggiore relax, permette di passare più tempo con la famiglia , di allenarsi il sabato e la domenica (es. nelle palestre non è sempre possibile allenarsi il fine settimana) , evitare di respirare grandi quantità di smog soprattutto se si vive in grandi città.

Per questo motivo esistono attrezzature da Home Fitness come per esempio i Tapis Roulant (i più usati in palestra).

Il Tapis Roulant ha la capacità di inclinarsi, così da permettere a chi abita in pianura di correre in salita ed effettuare un allenamento diverso. La corsa è più confortevole rispetto a quella su strada perchè il Tapis Roulant è dotato di ammortizzazione. Inoltre, si può impostare un allenamento in base al proprio battito cardiaco e velocità.

Un’ altro attrezzo da Home Fitness è L’Ellittica che permette di svolgere un allenamento completo su gambe e braccia. Una sua particolarità è la silenziosità, quindi si può fare esercizio in casa anche la mattina presto senza disturbare i vicini.

Avere le Gym bike a scatto libero è come avere una bicicletta da corsa dentro le mura di casa. Alcuni modelli possono connettersi a Tablet e Smartphone sui quali è possibile impostare un percorso virtuale dove la Gym bike si adatterà in base alle caratteristiche dello stesso.

Allenarsi a casa acquistando attrezzi da Home Fitness, sarà più piacevole, intenso e rilassante rispetto ad un allenamento in palestra dove si è limitati da fattori come il tempo, il denaro e la libertà.

I 5 Consigli per scegliere il Tapis roulant

State pensando di acquistare un Tapis Roulant?

Prima di elencarvi 5 cose da sapere per acquistare il miglior Tapis Roulant è importante sapere che, l’acquisto di questo prodotto richiede calma ed attenzione perché state investendo sul vostro corpo e quindi sulla vostra salute!

1. Il Tapis Roulant va scelto in base alle vostre caratteristiche fisiche riguardanti altezza e peso ( es. Per un uomo con un peso corporeo di 85 kg è consigliabile un Tapis Roulant con almeno 2,5 CHP ), al sesso, uomo/donna, al numero delle persone (Es. Uso familiare: madre, padre, figlio) ed in base alla condizione atletica e quindi l’uso giornaliero che ne viene fatto.(Es. Un giovane sportivo lo utilizzerà più ore e più frequentemente). Questi criteri sono fondamentali perché in base ad essi si sceglie il Tapis Roulant adatto.

2.Il Tapis roulant va acquistato nuovo e da un negozio specializzato fisico o online specializzato in quanto i prodotti da Supermercato restano dei prodotto da Supermercato , tutto quello che trovate di usato al 99% sono prodotti di marche sconosciute senza una vera azienda alle spalle e quindi senza possibilità di reperibilità di ricambi.

3.Molti acquirenti, scelgono il Tapis Roulant in base alle loro disponibilità economiche, ciò è sicuramente ragionevole, però,come detto in precedenza, con l’ acquisto di questo prodotto si investe sulla propria salute. Solitamente più spendi meno spendi perché, un buon investimento permette di acquistare un prodotto di qualità che durerà più tempo. Fondamentale è la scelta del marchio del prodotto perché se il marchio è distribuito da un’ azienda italiana sarà più semplice reperire pezzi di ricambio ed avere un’assistenza tecnica. Sconsiglio il prezzo come primo parametro di giudizio e quindi prenderei in considerazione la qualità e il comfort. Quest’ ultimo è dato dal peso del Tapis Roulant che è direttamente proporzionale alla silenziosità, dalla larghezza del nastro che garantisce una superficie di corsa più ampia e dall’ammortizzazione.

4.Molto importante è la conoscenza degli elementi fondamentali del Tapis Roulant:

Il motore, che può essere a corrente continua  o a  corrente alternata (come il TX 10500 ). Questi ultimi però, evitano il surriscaldamento del motore che generalmente, avviene quando si utilizza ad una velocità ridotta e si ha un peso corporeo elevato. Entrambi vengono alimentati con tensione e corrente costante. I motori vanno da una potenza di 1,5 hp fino a 4 per i Tapis Roulant da casa mentre quelli professionali possono arrivare fino a 6. Il picco, è una dato da non prendere in considerazione in quanto la potenza del motore si esprime in cavalli continui. Esistono anche motori ventilati, dove le ventole agiscono sul motore per raffreddarlo per un max del 75%. Altra componente sono i nastri, l’area dove si cammina. Le loro dimensioni sono stabilite per legge e non devono essere inferiori a 40×120 cm. I nastri più grandi arrivano a 53/55 cm di larghezza e 160 di lunghezza. La tavola,che deve essere resistente e flessibile così da garantire una diminuzione dell’ impatto durante la corsa. Altra componente sono gli elastometri, ammortizzatori di gomma che possono essere posizionati sopra la struttura e quindi garantiscono una miglior ammortizzazione per l’ angolo di lavoro o sotto la tavola dove l’ammortizzazione è meno flessibile ma più secca. I Tapis Roulant sono dotati di programmi, tra i quali l’ HRC (Heart rate control) che si può utilizzare solo attraverso l’uso della fascia cardio.

Nel programma HRC si può impostare una frequenza cardiaca massima che viene poi regolata in base all’intensità dell’ allenamento.

Ci sono poi alcuni Tapis Roulant che sono interattivi e possono essere utilizzati attraverso le applicazioni che si possono scaricare da Tablet e Smartphone. Infine c’è la console che è il cervello del Tapis Roulant, dotata di comfort come casse audio e porta borraccia supporto tablet ventilatore ec…

Nella console si possono visualizzare dati riguardanti: il tempo di allenamento, le calorie, la velocità e l’inclinazione e altro…

5. Valutare l’ingombro del tapis roulant. Per questo motivo sono stati brevettati i Tapis Roulant salvaspazio capaci di richiudersi occupando uno spazio intorno ai 30 cm. E’ consigliabile riporre il Tapis Roulant in luoghi asciutti ed evitare che si impolveri troppo.

I Tapis Roulant, una volta acquistati richiedono una piccola manutenzione. Per effettuarla non c’ è bisogno di un tecnico specializzato in quanto basta semplicemente applicare un olio a base vasellinica o silicone o teflon da cospargere sul centro della tavola . Questa operazione è consigliabile effettuarla prima dell’ allenamento per garantire un efficiente e piacevole utilizzo del Tapis Roulant. Inoltre, quando il Tapis Roulant non viene utilizzato bisogna staccare sempre la presa e dopo essersi allenati pulire con panni puliti console e corpo del prodotto.

In conclusione, per acquistare un Tapis Roulant adatto a voi ed alle vostre esigenze bisogna tenere in considerazione le proprie caratteristiche fisiche ed atletiche, conoscere gli elementi che lo compongono, prestare una piccola manutenzione, non focalizzare troppo l’attenzione sul prezzo ma sulla qualità e comfort ed infine riporlo in spazi adeguati in modo tale che non si rovini.

La storia del cambio della Bici

L’ESALTANTE STORIA DEL CAMBIO DELLA BICI

Adesso sembra tutto semplice.

Elettronica,leggerezza e precisione, ma ovviamente non è stato così: un tempo i nostri nonni, quelli più fortunati con il cambio a 2-3 velocità, dovevano fare operazioni lunghe e a volte pericolose per modificare lo sviluppo metrico. Il cambio è gioia e dolore: ci permette di variare il rapporto di pedalata ma rimane comunque un componente da regolare spesso. Eppure, dobbiamo reputarci fortunati poiché ciò che stiamo usando è il risultato di quasi un secolo di sviluppo tecnologico, intuizioni geniali e clamorosi buchi nell’ acqua.

Gli esordi

Quando la bici era un passatempo per ricchi stravaganti, la trasmissione era collegata direttamente alla ruota per cui, se si voleva modificare lo sviluppo metrico della pedalata, si doveva variare il diametro della ruota stessa e adattarvi il telaio. L’ invenzione della trasmissione come la conosciamo oggi spostò la forza motrice della bici dalla ruota anteriore a quella posteriore. Quando, nel 1887, Herry Lowson inventò la safety bicycle con il telaio a diamante,che ancora oggi conosciamo e usiamo, le bici erano equipaggiate con un unico pignone rigorosamente fissato sul mozzo. Tutte le competizioni dell’ epoca eroica si svolgevano con bici a scatto fisso,con telai in acciaio molto pesanti,ruote con cerchi in legno e spesso senza freni. I corridori dell’ epoca, in caso di pendenze molto elevate, non avevano altar scelta che scendere e spingere la bici. Famosa è la foto di Octave Lapize che, nel 1910,scende e spinge la sua bici lungo la salita al colle del Tourmalet, gridando “Assassini!” agli organizzatori del Tour. Come ogni evoluzione tecnica, anche il cambio nasce da un ‘ esigenza: poter modificare in corsa lo sviluppo metrico della bici, variando il rapporto di pedalata, in moo da poter affrontare anche le salite più impervie.

La prima soluzione…

fu il mozzo flip-flop. Si trattava di una ruota posteriore equipaggiata con due pignoni, uno per lato. Da uan parte si trovava un pignone di piccolo diametro a scatto fisso, dall’ altro uno più grande dotato di ruota libera. Il corridore usava quello a scatto fisso durante i tratti in pianura e poi, appena la strada accennava a salire, scendeva, smontava i dadi che bloccavano il mozzo al telaio e girava la ruota, portando la catena sul pignone più grande e tensionandola, facendo arretrare la ruota nel forcellino. Dopodichè serrava il tutto e ripartiva. Scegliere il momento giusto per far girare la ruota divenne il punto cruciale di ogni tattica di gara. La leggenda narra che la nascita dello sgancio rapido sia dovuta proprio a un cambio di un pignone flip-flop “rognoso”: Tullio Campagnolo, all’ epoca corridore amatoriale, era in testa a una corsa invernale quando raggiunse la salita. Scese per girare il mozzo ma il gelo aveva inchiodato i dadi, cosicchè non riuscì a smontare la ruota e dovette abbandonare la corsa . C’è chi giura di averlo sentito esclamare “Ghè de cambiar qualcosa de driò”.

E lo fece, inventando lo sgancio rapido. Il sistema flip-flop aveva notevoli limiti tecnologici ( nonostante l’ applicazione dei dadi a farfalla per facilitare lo smontaggio) e per questo molti costruttori cercarono di creare qualcosa di più pratico.

I primi cambi:

Vittoria Margherita

All’ inizio degli anni ’30 i fratelli Tommaso e Amedeo Nieddu collaudarono il cambio “Vittoria Margherita”, La bici era equipaggiata con una corona all’anteriore e tre pignoni con ruota libera al posteriore. Sul tubo piantone ( dove ora è montato il deragliatore anteriore ) era fissata una leva, con un leveraggio che la collegava a un tendi-catena in basso. Quando il corridore voleva cambiare rapporto doveva muovere la leva ( mantenuta in posizione da una cremagliera dentata) per aumentare oppure diminuire l’ angolo del tendi-catena, in modo da modificare la tensione della catena stessa, pedalare poi all’indietro e spingere o tirarla con la mano destra, per far si che salisse o scendesse di un rapporto. Era un sistema efficace, che consentiva al ciclista di cambiare l rapporto senza doversi fermare né smontare la ruota, anche se assomigliava più a un equipaggiamento da amcchinista da treno che a un cambio per bici cui siamo abituati ora. Il Vittoria Magherita spopolò letteralmente, anche se la maggior parte dei ciclisti continuò a scendere dalla bici per effettuare la cambiata, poiché spesso la catena non saliva e si doveva dare un colpo di tallone sul pignone. Il problema era che se sbaglaivi, finivi per terra insieme alla bici. Eppure il Vittoria Margherita fu la scelta di ciclisti come Bartali e Binda, perché aveva una caratteristica regina: funzionava anche se pieno di fango. Non è una cosa da poco se pensate allo stato delle strade italiane tra le due guerre, più simili a tratturi che a vere e proprie vie di comunicazione.

e il cambio Osgear

Creato dal corridore francese Oscar Egg, mutava le medesime tecnologie del Vittoria Margherita, solo che lo spostamento della catena era comandato da un cavo, e un tendi-catena, posto sulla scatola del movimento centrale e manteneva la catena in tensione. Nonostante la sua diffusione e ( per l’ epoca) l’elevata tecnologia realizzativa, venne bandito dal Tour de France fino al 1937 ( il patron Desgrange li chiamava “macchinari infernali” ) mentre erano già utilizzabili al Giro d’ Italia sin dal 1932.

Il campagnolo corsa

Tullio Campagnolo fa la sua entrata in scena nel mondo dei sistemi cambio con il suo “Campagnolo corsa”. Il sistema per sé era semplice e brillante ma talmente difficile e pericoloso da usare che gli inglesi lo ricordano ancora come “ the suicide shifter”. Era formato da due leve fissate al fodero destro verticale del telai. Una leva aveva la funzione di liberare lo sgancio rapido, allenando la ruota ( che lavorava su dei forcelli dentati per facilitare il posizionamento) mentre l’ altra leva spostava la catena da un pignone all’ altro. Il corridore doveva in sostanza voltarsi per azionare la prima leva e sganciare la ruota posteriore senza smettere di pedalare, spostare la catena agendo sulla seconda leva e, infine, richiudere lo sgancio rapido.

Anni ’40: arriva il deragliatore

La Simplex, casa produttrice francese, aveva lanciato il deragliatore già nel 1934, con il suo Simplex Champion. Si trattava di un deragliatore con una sola puleggia, non dentata, e un corpo privo di molla. Il problema era dato dal fatto che per far spostare il deraglaitore azionato da un cavo servisse una notevole forza. La casa francese lanciò nel dopoguerra il Touriste. Era dotato di un deragliatore a parallelogramma con due puleggi e azionato da due cavi: uno faceva spostare il deraglaitore mentre l’ altro variava la tensione della catena. L avera rivoluzione arriva però con il cambio Campagnolo Gran Sport, che divenne una pietra miliare dell’ evoluzione tecnica. Il cambio, lanciato alla fiera di Milano nel 1949, era basato sul sistema a parallelogramma: il cavo, azionato da un comando posto sul tubo obliquo, forzava il corpo del deragliatore a deformarsi, seguendo uno schema, appunto, a parallelogramma, che rendeva la cambiata pratica e veloce. La molla, inserita nel corpo del deragliatore, consentiva di farlo tornare in psizione di riposo una volta che la tensione del cavo fosse diminuita. Inoltre, per la prima volte apparve il deragliatore anteriore, che consentiva di modificare il rapporto all’ anteriore e faceva nascere la guarnitura doppia, immagine tipica delle bici da corsa. Il cambio Gan Sport era però costoso e appannaggio solo dei corridori professionisti.

Le porte del cambio con deragliatore a parallelogramma anche per i comuni mortali le aprì la francese Huret, con il cambio Allvit, il primo gruppo cambio a produzione industriale che consentì di installare trasmissioni con cambio anche su bici da passeggio e da turismo.

Anni ’60: nasce il gruppo trasmissione completa

In occasione dell’ Olimpiade del 1960, la casa ciclistica Legnano rivisitò il suo modello Roma, dando vita alla Roma Olimpiade. La caratteristica unica di questa bici stava nel fatto che venne progettata per accogliere un gruppo trasmissione studiato ad hoc dalla Campagnolo: Il Record. Per la prima volta un cambio veniva progettato e prodotto interamente dalla casa, dalle corone al deragliatore, senza usare prodotti di altre aziende. Era infatti comune usare guarniture di una marca , serie sterzo di un’ altra e così via.

Anni ’80: tempo d’ indicizzazione e STI

Il cambio per bici raggiunse elevatissimi standard tecnologici e di funzionamento con il Campagnolo Super Record: efficiente, leggero e sempre perfetto, fu la scelta di molti corridori e ancora oggi si tratta di un gruppo vintage venduto a prezzi notevoli. Nonostante l’ elevata qualità costruttiva raggiunta dalla casa vicentina, non si assiste ad alcuna evoluzione tecnologica di rilievo. Il primo scossone arriva dal Giappone, dove la casa produttrice Suntour propone il deragliatore posteriore con la forma a “ginocchio”, al posto di quella dritta fino ad allora utilizzata e che è la stessa forma costruttiva che usiamo oggi. Siamo nel 1984 quando una casa giapponese appena apparsa sul mercato, tale Shimano, presenta il Dura Ace 7400 con il sistema SIS (Shimano Index System). La novità è nella gestione del cambio posteriore, che è indicizzato, ovvero a ciascun movimento del comando cambio sul tubo obliquo corrisponde una determinata posizione del deragliatore. La cambiata è molto più efficiente e sicura, così come la regolazione. Prima entrambi icomandi erano a frizione, ovvero stava alla bravura del ciclista individuare il punto esatto in cui posizionare la catena. Inizia così lo “scontro” tra tirani che caratterizzerà gli anni ’80: Campagnolo vs Shimano. Quest’ ultima, sul finire del decennio, presenta una nuova evoluzione tecnologica: gli STI (acronimo di Shimano Total Integration). In sostanza i progettisti spostarono i comandi cambio dal tubo obliquo al manubrio, integrandoli nelle leve freno. In questo modo il ciclista non doveva più staccare le mani dal manubrio per effettuare la cambiata e ciò permise di fare cambi di rapporto anche in situazioni nelle quali non si potevano togliere le mani ( come in volata) e contribuì a elevare la sicurezza di guida. Il primo gruppo Dura Ace con gli STI aveva i fili esterni che partivano dalle leve e raggiungevano due fissaggi (detti Shimano Stopper), ancorati nella stessa posizione dei vecchi comandi sul tubo obliquo.

Anni ’90: l’ apporto tecnologico della Mtb

Una nuova disciplina si affacciava alle porte dell’ ultimo decennio del 20° secolo: era la Mtb, che proprio nel 1990 vide svolgersi il 1° Campionato del mondo, negli Stati Uniti. Le case produttrici compresero che le necessità erano totalmente differenti rispetto a quelle del ciclismo su strada. Shimano lanciò i comandi Rapidfire, che vengono utilizzati ancora oggi: un unico corpo gestiva due leve diverse, che consentivano di scalare o di far salir il rapporto indicizzato, sia all’ anteriore sia al posteriore.

In questo modo era possibile cambiare usando solo il pollice e senza staccare le mani dalle manopole e dalle leve freno. Anche Campagnolo cercò di entrare nel settore in espansione delle ruote grasse, con cambi come Euclid e Centaur, per poi abbandonare nel 1994. Nel frattempo una nuova entrata nel mondo dei gruppi per bici, l’ america Sram, lanciava i Gripshift, ovvero i comandi a manopola, che per molti anni sono stati usati nelle competizioni e che ancora oggi si possono trovare sulle Mtb con gruppi della casa d’ oltreoceano.

Arginina + ornitina+ citrullina

In passato avevo già utilizzato l’arginina da sola (fiale) con buoni risultati ma devo dire che questa combinazione risulta essere efficace dal punto di vista del recupero e della stanchezza. Se ne consiglia l’assunzione prima di raggiungere il picco orminale (notturno) del GH, anche se in alcune scatole di questi integartori ho letto che consigliano di prenderlo prima dell’attività fisica.

la Citrullina, può essere prodotta a partire da Arginina grazie a due meccanismi: direttamente, quando l’Arginina perde una molecola di ossido nitrico, indirettamente attraverso la sua trasformazione in Ornitina, anch’esso coinvolto nel ciclo dell’urea.

L’Arginina rappresenta un sicuro stimolo per la secrezione dell’ormone somatotropo, tanto che, in endocrinologia, viene usata come test per valutare la capacità dell’ipofisi a secernere tale ormone.Tale processo, appunto ciclico, avviene per opera di complessi sistemi enzimatici e consente di convertire l’ammoniaca, prodotto estremamente tossico, in un prodotto molto meno tossico e molto solubile, facilmente eliminabile per via renale l’urea.

L-Citrullina è una sostanza aminoacidica che non è destinata alla formazione di proteine strutturali e, a differenza dell’arginina, non è presente in tutte le proteine.  Essa si trova nell’anguria in quantità  cospicue.

La Citrullina determina quindi vasodilatazione e l’acido malico, sotto forma di malato, determina un aumento della resistenza dell’esercizo fisico.

L’Arginina rappresenta un sicuro stimolo per la secrezione dell’ormone somatotropo, tanto che, in endocrinologia, viene usata come test per valutare la capacità dell’ipofisi a secernere tale ormone.

Uno studio sull’Ornitina ha dimostrato che assunzioni di 2 grammi al giorno e di 6 grammi al giorno si sono rivelate efficaci nel diminuire la percezione di fatica in soggetti sani sottoposti ad esercizio. Questo effetto è dovuto al miglioramento della capacità dell’organismo di eliminare le scorie azotate.

La citrullina malato nel nostro organismo porta ad un incremento dei livelli di bicarbonato, un acido che attraverso la sua funzione di tampone assorbe le molecole di acido lattico. Uno studio (francese) ha indicato che assumere citrullina malato antecedentemente ad una attività aerobica ha comportato una riduzione significativa del senso di stanchezza e un aumento del 34% della produzione di ATP durante tale attività, in aggiunta si è verificato un aumento del 20% del recupero di Pcr sucessivamente alla suddetta.

 

Ciclodestrine: i nuovi Carboidrati

Le Ciclodestrine sono l’evoluzioone del Vitargo, hanno ottenuto un successo notevole per le loro caratteristiche di velocità ed efficacia di assorbimento e utilizzosenza alcun disturbo gastrointestinale o problema di disidratazione, aprendo anche verso i soggetti che non tolleravano comunque gli altri tipi di carboidrati.

Questi carboidrati ad alto peso molecolare riescono pure a ricaricare le scorte di glicogeno in maniera più veloce rispetto agli altri carboidrati.La caratteristica della “velocità” la ritroveremo pure come come risposta glicemica e insulinica più potente a favore della sintesi di glicogeno.

Il consiglio è di utilizzare 20 gr di ciclodestrine a fine allenamento in 500 ml di acqua per abbassare il cortisolo mentre durante la gara si possono usare 25 gr ogni 500 ml. Certo bisognerebbe conoscere il dispendio di carboidrati dell’utilizzatore per essere più precisi. Io ho acquistato queste che vedete sotto in un negozio specializzato di integratori a 26 euro circa.

 

L’Autore

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Stefano Donadio

Da esperto di attrezzature fitness a "ultramaratoneta"...
Da tradizionale buongustaio a "gourmet del bio"...
Lavoro e passione, un connubio perfetto!



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