Archivio di agosto 2012

Osserviamo la NATURA

Da un attenta osservazione di ciò che la natura squaderna sotto i nostri occhi possiamo ricavare soluzioni innovative anche in campo nutrizionale.

Schizzo Pianta Primordiale

"Pianta Primordiale" di Stefano Donadio

 

Da Goethe e Steiner sappiamo che il regno vegetale è strutturato da forze invisibili caratterizzanti la cosidetta “pianta primordiale” costituita dai fenomini di contrazione ed espansione,fenomini percepibili in un andamento immaginativo temporale. E’, in pratica,come farsi un immagine, tipo “film”,di come avviene la crescita di una pianta.

 

Radice, fusto,foglia,fiore, frutto e seme  sono le espressioni di fasi di espansione e contrazione che caratterizzano ogni struttura vegetale. E’ facile intuire come il fiore sia una “espansione” e il seme una “contrazione”.

 

La radice rappresenta un po il cervello della pianta,un vero e proprio organo sensoriale in grado di percepire e selezionare i sali minerali presenti nel terreno. Viceversa il fusto e la foglia sono come il cuore e i polmoni della pianta. Infine, nel fiore e nel frutto si esprime la parte metabolica della pianta stessa. Già Aristotele insegnava che nella pianta è visibile una specie di “uomo rovesciato” in cui le radici rappresentano il cervello e i nervi, le foglie il cuore e la circolazione, i frutti gli organi del metabolismo, quindi anche i muscoli. La moderna ricerca scientifica sembra dargli ragione,tanto che oggi ci sono scienziati chiamati “neurofisiologi botanici” che scoprono e isolano neurotrasmettitori prodotti dalle cellule che costituiscono le radici delle painte.

 

Nutrendoci di radici stimoleremo quindi la nostra componente neurosensoriale. Frutti succosi e carnosi saranno utilissimi per il funzionamneto dei nostri organi metabolici (anche i muscoli) mentre foglie larghe (lattuga,verza,cavolfiore), saeanno adatti per il cuore, respiro,circolazione. Ovviamente mangeremo un po’ di tutto, ma la consapevolezza di stimolare maggiormente una parte o l’altra della nostra organizzazione corporea potrà fare la differenza.

 

Leggere le etichette ed informarsi sulla provenienza degli alimenti stessi è di fondamentale importanza per non incorrere in brutte sorprese con il passare degli anni.

Pesticidi,coloranti e additivi chimici lasciano il segno sulla salute, non solo atletica di tutti noi.

La Rapidità

Forme, reazioni,frequenze,accelerazioni  e allenabilità di una capacità che varia a seconda dell’età. Ma prima si comincia, meglio è.

Per rapidità, si intende la capacità di raggiungere, la massima velocità di reazione e di movimento possibile.

L‘allenamento della rapadità va iniziata fin dalla prima età scolare poichè, a questa età, si può influire in maniera positiva sui programmi di regolazione neuromuscolare, sui programmi motori e sulla struttura delle fibre muscolari.

L’allenamento della rapidità si deve svolgere in condizioni di freschezza, fisica e mentale.

L’allenamneto alla rapidità deve essere interrotto ai primi segnali di affaticamento.

L’allenamento della rapidità è efficace solo se svolto con velocità massimali, oppure sovramassimali.

All’interno dell’allenamento occorre, alternare intensità submassimali,massimali e sovramassimali.Tabella delle capacità di sviluppo delle qualità motorie

 

 

 

Glucosio + Glicerolo

Integrazione di Glucosio e Glicerolo

Il glucosio è uno zucchero semplice (monosaccaride) derivante dalla digestione di qualsiasi alimento glucidico, come possono esserlo gli amidi e altri zuccheri complessi. Assunto nel suo stato naturale comporta un tempo di assimilazione pressoché nullo, poiché esso rappresenta proprio la sostanza zuccherina vigente nel flusso sanguigo; avendo ormai afferrato come un violento incremento del tasso glicemico nel plasma, possa comportare un commisurato rilascio dell’ormone insulina, avremo la sufficiente cognizione per poter utilizzare il glucosio come un valido strumento modulare dello stesso ormone. Proprio a causa degli effetti immediati e piuttosto violenti che esso è in grado di generare, tale elemento andrebbe trattato come un vero e proprio medicinale; Normalmente esso viene reperito in forma totalmente solubile. Il Glucosio è l’ingediente principale di un integratore studiato dal Dr Speciani medico alimentarista responsabile della nazionale italiana di ultramaratona.

Il glucosio non ha bisogno di essere digerito e quindi non andiamo a perdere “energie”  per la digestione.

Altro ingrediente base dell’integratore per ultramaratoneti è il Glicerolo.

Il Glicerolo pur non essendo un carboidrato, in un passaggio intermedio della glicolisi, il glicerolo può essere trasformato e utilizzato a scopo energetico. La sua azione predominante risulterà essere quella di favorire la reintegrazione dell’acqua persa con la sudorazione, essendo naturalmente presente in ogni adipocita corporeo. A livello intestinale si comporta come una sorta di calamita nei confronti dell’acqua, migliorandone così l’assorbimento intestinale e la successiva idratazione muscolare. Facilmente reperibile allo stato puro.

 

Come mai in pochi parlano di questo tipo di integrazione?  perchè è un integrazione molto economica senza ingredienti o miscele”segrete” e di facile preparazione.

 

“Motiv-Azione” La “fatica” di non far fatica

La motivazione è quell’energia che spinge l’uomo ad agire per soddisfare i propri bisogni. E’ formata da due parole: motivo e azione. Ciò vuol dire che per agire occorre un motivo. La motivazione nasce da una serie complessa di elementi, di condizioni ambientali del momento,dalla storia personale e di vissuti interiori,positivi o negativi.

Ciò che porta la persona a realizzare i propri obiettivi, e quindi a trovare la motivazione per realizzarli, è un insieme di passato,presente e futuro. Si distinguono quattro macro-aree,ricondotte ad aspetti interiori, storici quindi collegabili al passato del soggetto, ambientali in cui il soggetto è cresciuto e ha realizzato i suoi cambiamenti e presenti focalizzati sul qui ed ora.

Dagli esperti la motivazione, è descritta come una “catapulta”, una forza per realizzare l’obiettivo e dar adito all’azione. Essa non si crea dal nulla. E’ una condizione interiore, è un moto interno, ma condizionato ed influenzano. La motivazione è efficace quando parte da elementi che appartengono a NOI. La de-motivazione, al contrario, giunge quando l’input arriva da altri, dall’esterno. Basti semplicemente pensare a quando un ragazzo sceglie uno sport sull’onda di una motivazione dei genitori. Il rischio è che tale motivazione si affievolisca e che tale attività venga abbandonata.

La Motivazione va nutrita

La motivazione è collegata allo stato emotivo della persona e quindi a una condizione profonda in cui si trova in quel dato momento. Un aspetto fondamentale associato alla crescita motivazionale è la conoscenza di se stessi. E’ importante riconoscere le proprie emozioni per riconoscere quelle degli altri e nutrirsi anche delle emozioni che gli altri possono darci. Non significa immedesimarsi totalmente nelle emozioni degli altri, ma capire qual’è la propri emozione, immaginare l’emozione dell’altro e comprendere ciò che l’altro prova, saper distinguere, per saper creare vicinanza e condivisione. Per creare motivazione, è necessario un tempo cronologico ma sopratutto interiore. In ognuno di noi esiste il piacere di riuscire a realizzare qualcosa e questo rappresenta l’autoefficacia.

La psicoanalisi parla di ricerca del piacere come fuga dal dolore. La motivazione è fortemente associata a una tendenza ad avvicinarsi al piacere, verso qualcosa che si realizza e ci realizza.

M.L. King ha detto:”La grandezza della vita sta nella grandezza del sogno in cui si è deciso di credere“. Ma da cosa dipende questa decisione? Dipende da quanto noi siamo pronti a credere in qualcosa di importante. Ciò che ci permette di realizzare gli obiettivi è la nostra emotività. D’altronte la motivazione ha a che vedre con l’emozione. Se la nostra motivazione è collegata a paure,essa sarà molto bassa, se invece la nostra prospettiva futura è collegata a speranze, la motivazione è alta.

Comunque “essere motivato” non corrisponde sempre all’essere “piacevolmente motivato” : Ad es “Questo sport è noioso, quindi non lo faccio…” Spesso associamo al termine piacevole il termine motivante; oppure al termine spiacevole il termine demotivante. D’altronde, a chi piace affrontare compiti duri e pesanti? Spesso facciamo delle scelte senza provare emozioni positive,portandole avanti, nonostante tutto. Ma  cosa alimenta questa motivazione non generata nè sostenuta da un vissuto emotivo favorevole?  Husma e Lens (1999) dicono questo: ” Faccio una cosa che di per sè non mi piace, in vista di un guadagno”; nel caso di un atleta può essere: “Se faccio questo tipo di allenamneto faticoso,sono sicuro di migliorare la mia prestazione”. Ecco che si arriva a essere motivati anche non piacevolmente.

Inizialmente entrano in gioco elementi di piacevolezza e gratificazione , questa è la “prima marcia”, quella che fa partire il motore. Con questo meccanismo non si va tanto lontani, ovvero non si innesca una motivazione duratura. Non appena il compito cesserà di essere piacevole o verrà a mancare un aspettativa lo si abbandonerà.

Gli obiettivi danno un carattere duraturo e trasformano l’azione in qualcosa di stabile. Gli obiettivi sono ciò che si vuole , ma soprattutto perchè lo si vuole. Questo fortifica il soggetto.

I significati: Che senso ha? E qui entra in gioco tutto ciò che rappresenta la storia passata, presente e futuro di ognuno di noi, quelle che sono le nostre credenze nelle quali ci siamo immersi e continuamo ad immergerci. Non esiste motivazione se non causa movimento da una situazione statica a una dinamica. L’aspetto dianamico si interrompe quando c’è il devo, anzichè il voglio.

Fare le cose in maniera motivata è più piacevole. Si nasce o si diventa motivati? ” un po si nasce un po’m si diventa. Kelen (filosofo) diceva che la virtù è il coraggio di diventare ciò che di più bello siamo.  Trovare la nostra motivazione.. Abbiamo bisogno di motivarci perchè abbiamo bisogno di trovare una via piacevole, qualcosa che desideriamo.

Il runner amatoriale raggiunge una sorta di godimento incoscio nell’arrivare a provare fatica: è come se questa lo appagasse completamente, quasi a fargli provare una sorta di pace dei sensi. La fatica, paradossalmente lo tranquillizza, perchè gli permette di produrre endorfine. La corsa è, per la maggior parte dei runners, evasione dalla quotidianità,dallo stress lavorativo. La corsa alleggerisce, semplifica,risolve problemi che diversamente richiederebbero energie e risorse superiori.

I carboidrati

Come mai i maratoneti nei giorni prima della gara fanno il Carbo loading? ovvero il carico di carboidrati

I carboidrati forniscono 4 kcal/g. I carboidrati forniscono pronta energia ai muscoli e rappresentano il carburante numero uno per il nostro organismo.

I carboidrati principali sono: cereali,pasta,pane,frutta,legumi,gelati,marmellate,verdure,miele e prodotti di pasticceria.

I carboidrati sono l’unica fonte di energia del sistema nervoso.

I carboidrati una volta  venivano suddivisi in Monosaccaridi, Disaccaridi e Polisaccaridi.

I monosaccaridi sono la fonte più semplice: Fruttosio,glucosio,galattosio(zucchero del latte)

I disaccaridi sono composti da 2 monosaccaridi: il saccarosio cioè lo zucchero è composto da glucosio + fruttosio e il lattosio da glucosio + galattosio.

I polisaccaridi sono carboidrati complessi e comprendono amido e fibre.

Un polisaccaride importante per tutti è il glicogeno che si deposita nei muscoli e nel fegato.

Il muscolo può contenere 350 -500 g di glicogeno che corrisponde ad una disponibilità dim 1400-2000 kcal di energia in più il fegato può contenere 90-150 g di glicogeno pari a  360-600 calorie.

Avere delle buone scorte di glicogeno vuol dire non avere una perdita di energie.

Il glicoceno trattiene acqua, 1 g di glicogeno trattiene sinoa 3 g di acqua e quindi non rischiamo la disidratazione.

 

 

L’Autore

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Stefano Donadio

Da esperto di attrezzature fitness a "ultramaratoneta"...
Da tradizionale buongustaio a "gourmet del bio"...
Lavoro e passione, un connubio perfetto!



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