Archivio di maggio 2011

Il tapis roulant in riabilitazione – Parte 3°

Prosegue la pubblicazione del trattato sull’uso del tapis roulant come strumento essenziale nella riabilitazione.
Un breve collegamento alle precedenti “puntate”:


Note sulla locomozione in piano su tapis roulant nel paziente neurologico

Per utilizzare il tapis roulant in sicurezza, i pazienti devono essere in grado di deambulare ad una velocità media di almeno 0,2-0,3 m/s; in alternativa è opportuno dotarsi di imbracature per lo sgravio del peso corporeo che rendano più sicura la marcia e minimizzino i tempi di ripresa dell’allenamento al cammino.

I soggetti con esiti di ictus cerebrale camminano più lentamente rispetto alla L-Terra (sia per quanto riguarda la velocità media che quella di punta), con minori lunghezze del passo e una minore cadenza. Ciononostante la fase di appoggio dell’arto paretico ha maggior durata, determinando uno schema del passo più simmetrico. Anche l’attività muscolare risulta facilitata, con una contrazione più reattiva del vasto laterale ed una riduzione dell’iperattività del muscolo gastrocnemio nell’arto paretico (utilizzando un’imbracatura per lo sgravio del peso corporeo). Alla richiesta di aumento della velocità di marcia, le strategie utilizzate sono differenti: nella L-Terra la tendenza è quella di incrementare la cadenza, mentre nella L-Tapis si dà preferenza all’aumento della lunghezza del passo.

Nella riabilitazione di soggetti affetti da trauma cranico stabilizzato invece la L-Terra pare essere più efficace della L-Tapis nel raggiungere la miglior simmetria del passo.


La locomozione in salita e discesa su tapis roulant

Il tapis roulant offre la possibilità di simulare la locomozione in salita o in discesa (la discesa solo in pochissimi modelli presenti sul mercato), altrimenti difficilmente realizzabile per lunghi tratti.

Le strategie di adattamento posturale normalmente osservabili durante la salita comprendono un progressivo aumento della flessione di anca, ginocchio e caviglia al momento del contatto iniziale del piede, così come un tilt anteriore di pelvi e tronco. Tali cambiamenti sono accompagnati da una progressiva diminuzione della caduta laterale della pelvi verso l’arto oscillante durante la fase di mono-appoggio e da un aumento in lunghezza del passo all’aumentare della pendenza. Questo facilita ad esempio il cammino di pazienti con deficit dei muscoli abduttori d’anca.

Nel cammino in salita, l’attivazione muscolare concentrica di quadricipite e bicipite femorale aumenta con l’inclinazione, mentre non sono state rilevate variazioni significative per quanto riguarda gli ischiocrurali mediali.
Nonostante la velocità spontanea di marcia diminuisca, la fatica muscolare durante la salita porta all’elevazione della frequenza cardiaca (anche gli arti superiori si muovono con angoli articolari più ampi).

La deambulazione con pendenze superiori al 12% è considerata utile nella rieducazione dei pazienti con dolore anteriore di ginocchio o dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore, in quanto diminuisce il fastidio sull’articolazione patello-femorale e la tensione sul legamento. I soggetti con lesione spinale incompleta riescono entro certi limiti ad adattarsi alla marcia in salita sul tapis roulant, ma utilizzano strategie differenti per far fronte ai cambiamenti imposti.

Durante il cammino in discesa invece l’anca è meno flessa al momento del contatto col suolo e la flessione del ginocchio aumenta nelle fasi intermedia e finale dell’appoggio (il baricentro “cade” da un’altezza superiore, per cui è richiesta maggior ammortizzazione). Con l’aumentare della pendenza negativa la lunghezza del passo tende ad accorciarsi, mentre si osserva un progressivo tilt posteriore di tronco e pelvi ed un aumento nella caduta laterale del bacino verso l’arto oscillante. Gli aggiustamenti sul piano sagittale consentono molto probabilmente alla muscolatura di generare più potenza in salita e di assorbire più economicamente gli impatti col suolo in discesa.

I picchi della potenza muscolare e dei momenti angolari prodotti durante il cammino in discesa aumentano notevolmente nel ginocchio, sono leggermente superiori nell’anca e si riducono nella caviglia. Ciò spiega la difficoltà incontrata dai pazienti con patologie ortopediche al ginocchio e i dolori muscolari sperimentati dagli alpinisti nel coprire pendenze negative, dove le contrazioni sono prevalentemente eccentriche.

Per quanto riguarda il carico plantare, in salita aumenta nella regione dell’alluce e del primo metatarso e diminuisce alla caviglia, mentre in discesa aumenta alla caviglia e diminuisce sul quarto e quinto metatarso. Le forze di impatto con il terreno durante la corsa aumentano in discesa (a -9% vi è un incremento del 50% circa) e diminuiscono nettamente in salita.

Francesco Panetta da Tuttoperilfitness

Graditissima visita da Tuttoperilfitness di Francesco Panetta.

Due righe sulla sua carriera:
L’anno della sua consacrazione fu il 1987, quando con il tempo di 8:08.57 vinse la medaglia d’oro dei 3000 m siepi ai mondiali di Roma siglando anche la miglior prestazione dell’anno sulla distanza e il record italiano (tuttora imbattuto). Sempre a Roma ottenne anche un argento nei 10000 metri.
Agli europei di Spalato 1990 dove vinse la medaglia d’oro.
Dieci titoli italiani: uno nei 5000m piani (1988), uno nei 10000m piani (1986), due nei 3000m siepi (1985 e 1988) e sei nella corsa campestre (dal 1987 al 1992).

Vedi il video di Spalato veramente molto emozionante:

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New Balance Day

Sabato 21 maggio, si è svolto il secondo appuntamento del NEW BALANCE DAY!!

 

Durante l’evento,  l’atleta Doriano Bussolotto ha messo a disposizione la sua esperienza per valutare la corsa dei partecipanti.

 

Un piccolo test di 15 minuti sul tapis roulant, per analizzarela tipologia di appoggio, seguito da tanti consigli utili per scegliere la scarpa più adatta al proprio piede.

 

Un grande successo!! Grazie a tutti quelli che hanno partecipato.

Per vedere altre foto dell’evento seguici su facebook.

Il tapis roulant in riabilitazione – parte 2°

Locomozione sul tapis roulant vs. quella naturale su terreno.

La similitudine tra la locomozione naturale su terreno (Locomozione-Terra) e quella “artificiale” su tapis roulant (Locomozione-Tapis) è ancora oggetto di dibattito: sebbene i pattern di attivazione muscolare siano molto simili, sono state documentate alcune differenze utili all’interpretazione dei dati e alla selezione dell’apparecchio più appropriato.

Tali divergenze aumentano se il soggetto si aiuta tenendosi alle maniglie o alle barre laterali del tapis roulant , oppure se si utilizza un sistema di sgravio del peso corporeo.

Inoltre, è stato evidenziato che il tempo necessario a “familiarizzare” con la macchina (cioè entro il quale si ottengono misurazioni cinematiche affidabili) è compreso tra i 6 e i 10 minuti nei giovani sani  mentre oltre i 65 anni può essere superiore ai 15 minuti.

A parità di velocità, la durata e il coefficiente di variazione del periodo di appoggio sono inferiori nella L-Tapis rispetto alla L-Terra, con il conseguente aumento della cadenza (+7% negli adulti e +10% nei bambini di 6-7 anni) e la riduzione della lunghezza del passo. La massima pressione esercitata sul tallone ed il tempo di appoggio della L-Terra tendono inoltre a diminuire nella L-Tapis, mentre aumenta la durata del carico sull’avampiede (fase di propulsione più lunga).

Vi sono poi differenze significative anche nei movimenti del rachide lombare (nella L-Tapis si riduce l’ampiezza di oscillazione della regione lombare e della pelvi nei piani frontale e trasversale) e negli angoli di flessione di anca e ginocchio (che aumentano nella L-Tapis).

Il pattern elettromiografico non differisce molto tra L-Terra e L-Tapis, anche se nel secondo caso i valori di reclutamento sono mediamente superiori (soprattutto per quanto riguarda il muscolo quadricipite).

Il consumo energetico è simile e il battito cardiaco è sostanzialmente sovrapponibile tra le due condizioni, con una differenza maggiore a favore del L-Tapis nelle velocità più alte .

Durante il cammino a bassissima velocità (0,2-0,3m/sec) si osserva una netta riduzione della cadenza, della lunghezza e del grado di attivazione muscolare.

In questa particolare condizione fra L-Tapis e L-Terra non sono evidenziabili sostanziali differenze nell’adulto sano, ma è interessante notare come in entrambi i casi vi sia una predominante coattivazione della muscolatura prossimale dell’arto inferiore rispetto a quella distale .

 

Tirando le conclusioni… sul RiminiWellness 2011

Anche quest’anno dal 12 al 15 Maggio “l’energia ha preso corpo” al RiminiWellness 2011.

 

La fiera ha messo in luce:

– il ritorno della Spin Bike (spinning)

– il tapis roulant come Re indisturbato dell’attività Cardio

– la diminuzione dei tappeti meccanici/magnetici

 

Inoltre, decisamente positivo il giudizio sul Wellness e l’integrazione alimentare.

Mentre un No va ai super palestrati, promuovendo però la tonificazione e lo star bene, dove il Pilates la fa da padrone.

 

Il RiminiWellness non delude mai e rimane un’occasione da non perdere per chi pratica palestra.

Sport e salute – parte 1

Questo è il primo appuntamento della rubrica dedicata al rapporto “salute ed attività fisica”. Nei prossimi giorni potrete conoscere interessanti curiosità e scoprire qualche falsa credenza.


Il raffreddore non compromette la performance sportiva

«Né la pioggia né la neve mi fermeranno. Niente potrà cambiare una virgola al mio programma di allenamento!». Ma quando l’ostacolo è un raffreddore o la febbre, può essere il caso di derogare a tale convinzione, anche se i sintomi non sono tanto forti da farci stare a letto o a casa dal lavoro o comunque “parcheggiati” al chiuso. Se è vero che fare dell’attività sportiva quando ti senti a terra può darti energia dal punto di vista fisico e mentale, ci sono occasioni nelle quali andare a correre fa più male che bene. Utilizzare un tapis roulant è sicuramente consigliato sia nel caso i cui piova si nel caso in cui la temperatura è troppo bassa ad es. gli ipertesi hanno una pressione arteriosa più elevata durante i periodi di freddo, altrettanto potremmo dire per chi corre all’aperto quando è troppo caldo, cosa succede in pratica a correre con il caldo:

 

  1. aumentano le pulsazioni al minuto e possono essere anche di 10-0 pulsazioni più alte rispetto a correre al caldo
  2. aumenta la quantità di lattato prodotta a parità di intensità e durata dell’esercizio
  3. diminuisce la quantità di glicogeno muscolare a disposizione.

 

David Nieman, direttore dello Human Performance Laboratory alla Appalachian State University, 58 maratone e diverse ultramaratone all’attivo, segue la “regola del collo”. I sintomi che interessano il corpo al di sotto appunto del collo (bronchiti, tosse, dolori) necessitano di un po’ di tempo di riposo, mentre sintomi al di sopra (naso che cola, catarro e altri sintomi da raffreddore, come lo starnutire) non costituiscono un rischio per l’allenamento. Questa opinione è condivisa anche da Tom Weidner, direttore del dipartimento di ricerca sull’allenamento per l’atletica alla Ball State University. In un suo studio Weidner ha inoculato il virus del raffreddore a due gruppi di 30 corridori ciascuno. Il primo gruppo ha corso dai 30 ai 40 minuti ogni giorno, per una settimana. Il secondo gruppo, invece, non ha svolto attività fisiche.

Weidner ha constatato che i podisti dei due gruppi hanno impiegato lo stesso tempo per riprendersi. Con un altro studio ha inoltre verificato che la presenza del raffreddore non compromette la performance. La conclusione è stata che correre anche in quella situazione – sempre che non si ecceda con il carico o con l’intensità degli allenamenti – aiuta a mantenere il benessere psicologico e il livello di forma fi sica. Nonostante tutto, i medici raccomandano comunque di fare attenzione. Se continui a correre con qualcosa di più di un semplice raffreddore rischi infatti di aggravare la situazione e di compromettere le vie respiratorie inferiori e i polmoni.

 

Il tapis roulant in riabilitazione

Inizia oggi uno speciale sull’uso del tapis roulant come strumento di riabilitazione da traumi e patologie specifiche. Gli articoli saranno pubblicati con cadenza settimanale: non perdeteli!


Prefazione

Il tapis roulant è comunemente utilizzato per testare ed allenare pazienti con patologie cardiopolmonari.
Vi è un interesse crescente per l’utilizzo del treadmill (il tappeto per correre in inglese è chiamato treadmill) nella riabilitazione di pazienti con patologie ortopediche e neurologiche. I tapis roulant commercialmente disponibili mostrano ampie differenze in termini di struttura e funzione che hanno un impatto diretto sui protocolli riabilitativi specifici.

Gli scopi del presente testo sono di:

  1. fare una breve revisione della fisiologia e biomeccanica dell’esercizio al tapis roulant rispetto al cammino libero;
  2. chiarire le specifiche tecniche dei tapis roulant adatti per scopi riabilitativi;
  3. fornire linee-guida per la selezione di tapis roulant per le diverse categorie di pazienti riabilitativi.

Dapprima verranno discusse le caratteristiche fisiologiche e biomeccaniche del cammino
su treadmill e libero. Verranno discusse le implicazioni del cammino in discesa e salita ed i risvolti riabilitativi.
Quindi verranno descritte le caratteristiche tecniche dei tapis roulant e gli specifici requisiti per le diverse categorie di pazienti riabilitativi.

Breve introduzione

Uno dei principali scopi della Riabilitazione è aiutare l’individuo a riprendere il maggior grado possibile di attività, compatibilmente con il suo stato di salute.
L’attività che un soggetto disabile è in grado di compiere deve essere misurata ed allenata con criteri scientifici a scopo terapeutico, in quanto essa esercita la funzione lesa entro i limiti
di capacità individuali.
Pazienti con disabilità da limitazione cardio-respiratoria o secondarie a patologie d’organo che riducono la disponibilità energetica vengono tradizionalmente valutati ed allenati
con ergometri (attrezzature che misurano il lavoro meccanico compiuto durante un esercizio specifico tramite i Watt con i Watt abbiamo un valore assoluto sul tipo di sforzo che altrimenti non avremmo sulla normale attrezzatura): tali valutazioni mirano a stabilire una capacità funzionale massima limitata dai sintomi.

Negli ultimi anni è inoltre cresciuto l’interesse per la valutazione e l’allenamento dell’attività deambulatoria in pazienti con disabilità motorie, ottenuti mediante apparecchiature denominate treadmill (o anche camminatori, tappeti ruotanti / tapis roulant, o altro). Tuttavia, vi sono notevoli differenze nella struttura e funzionalità dei modelli di tapis roulant in commercio e queste differenze hanno dirette ricadute anche sui protocolli riabilitativi adottati nei differenti pazienti.
Per questi motivi si avverte l’esigenza di linee-guida (guida all’acquisto del tapis roulant) per una scelta mirata di tapis roulant in Riabilitazione. I criteri di selezione si devono basare – oltre che su esigenze cliniche specifiche e sulle caratteristiche antropometriche (altezza e struttura fisica) dell’utente – su considerazioni fisiologiche, tecnico-strutturali ed economiche.

Scopo di questo lavoro è:
a) discutere brevemente la fisiologia e la biomeccanica del cammino su tapis roulant;
b) segnalare le caratteristiche tecniche salienti dei vari modelli di tapis roulant esistenti in commercio e discutere la loro appropriatezza in funzione del paziente e dell’allenamento da proporre.

Considerazioni fisiologiche sul cammino con tapis roulant.

La deambulazione su tapis roulant possiede peculiarità neurofisiologiche e chinesiologiche differenti rispetto a quella su terreno, così come avviene se si variano la pendenza (salita e discesa), la direzione di marcia (in avanti e all’indietro), o la velocità (cammino e corsa). Queste caratteristiche devono essere ben chiare per proporre un allenamento mirato a specifiche funzioni.

[Continua]
L’Autore

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Stefano Donadio

Da esperto di attrezzature fitness a "ultramaratoneta"...
Da tradizionale buongustaio a "gourmet del bio"...
Lavoro e passione, un connubio perfetto!



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