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Il tapis roulant in riabilitazione – parte 7°

Prosegue con la penultima puntata il nostro articolo sul tapis roulant nella riabilitazione.

Qui trovate un riassunto di quanto già detto:


Caratteristiche tecniche da valutare in un tapis roulant

Le caratteristiche tecniche dei tapis roulant comprendono:

  • motore;
  • rumore;
  • velocità;
  • inclinazione;
  • resilenza.

Tali caratteristiche sono da selezionarsi anche in funzione della tipologia di pazienti trattati.

Motore

Il cuore del treadmill è il motore, la cui potenza oscilla in genere tra 1.5 e 6 cavalli-potenza (Horse-Power, HP).

Il più comune è quello da 2.5 HP, mentre quello da 6 HP è montato sui modelli di punta, garantisce miglior coppia e permette di lavorare con soggetti più pesanti.

La velocità di punta è la velocità massima raggiungibile e varia da 13 a 25 km/h, salvo in treadmill progettati specificamente per alte velocità (fino a 40-45 km/h). La velocità media del cammino è compresa tra 3.2 e 6.4 km/h, tra gli 8 e gli 11 km/h si parla di jogging mentre la corsa vera e propria parte dai 12 km/h in poi. Prerogativa importante è quella di poter regolare facilmente la velocità tramite il pannello di controllo.

Alcuni modelli consentono inoltre di impostare velocità negative in modo da allenare il paziente a camminare all’indietro senza doverlo far girare. Tale movimento è utile soprattutto nei pazienti protesizzati d’anca o ginocchio nei quali è necessario ridurre le contratture in flessione favorendo così l’estensione del ginocchio, la dorsiflessione del piede e la contrazione eccentrica dei muscoli ischiocrurali la scelta dell’apparecchio la potenza deve essere però rapportata alla prestazione continua piuttosto che a quella di picco, come solitamente si trova indicato negli opuscoli informativi.

In realtà, da un punto di vista strettamente tecnico, la potenza del motore non è un elemento veramente discriminante per stabilire la qualità di un tapis roulantl. Se un dispositivo è meccanicamente ben ingegnerizzato infatti può fornire ottime prestazioni anche con potenze ridotte.

Come regola base possiamo dire che un buon tapis roulant per riabilitazione dovrebbe montare un motore di almeno 2-2.5 HP. Se viene impiegato solo per l’allenamento al cammino, allora 1,5 HP 1,75 HP possono essere sufficienti(se l’utente è leggero sotto i 60 kg).

 

Rumore

Il rumore è in qualche modo direttamente legato alla qualità della meccanica e dei componenti impiegati. Alcuni costruttori riescono a contenerlo mediante l’impiego di materiale fonoassorbente, pertanto è sempre bene accertarsi che un basso livello di rumore corrisponda davvero ad una buona realizzazione meccanica. Per attutire i rumori di un tapis roulant utilizzato in un condominio può essere utilizzato un tappetino fonoassorbente/insonorizzante che oltre ad attutire i rumori salva anche il pavimento.

 

Velocità

La velocità va scomposta in tre principali fattori: velocità di partenza, intervallo di incremento e velocità di punta.

La velocità di partenza è la velocità minima a cui si muove il nastro all’accensione dell’attrezzo, che può anche non corrispondere a quella minima assoluta (in alcuni tapis roulant è possibile ridurre la velocità una volta avviato il tappeto). Solitamente il tappeto parte da 0.8 km/h o 1 km/h, ma in riabilitazione è spesso necessario poter iniziare a lavorare da 0.1 km/h in modo da consentire la valutazione/allenamento anche dei soggetti più decondizionati e la rieducazione al cammino di pazienti maggiormente compromessi, come ad esempio quelli neurologici o pediatrici. Velocità di partenza superiori a 0.8 km/h possono invece risultare rischiose per alcune categorie di pazienti, in quanto provocano movimenti bruschi del nastro.

L’intervallo di incremento è costituito dall’entità dell’incremento minimo tra una velocità attuale e quella impostata immediatamente successiva (mentre per velocità di incremento si intende il tempo che il tappeto impiega a passare dalla prima alla seconda). A seconda della qualità dello strumento si va da 0.5 km/h per i modelli di base a incrementi più fini di 0.1 km/h.

 

Inclinazione

I sistemi per l’inclinazione sfruttano meccanismi diversi: elettrico, ad avvitamento, pneumatico e manuale. Se ben congegnati, i movimenti del tappeto sono silenti e non provocano instabilità della struttura alle altezze maggiori. L’elevazione elettrica con asse e pignone è ideale, sebbene ciò incida sensibilmente sul prezzo a causa dell’uso di un motore separato. Occorre anche verificare che il motore che aziona il dispositivo di inclinazione sia di potenza adeguata per sollevare il tapis roulant con il massimo carico ammissibile senza dare luogo a cedimenti. Le leve manuali per l’inclinazione sono tipiche dei modelli a basso costo: in tal caso occorre verificare che almeno le leve siano collocate in maniera da essere ben raggiungibili dall’utente durante l’esercizio.

Alcuni modelli consentono anche il cammino o la corsa in leggera discesa fino a pendenze negative del 10-16%, con incrementi dell’1%.

 

Resilienza

La resilienza è la capacità di assorbimento della forza d’impatto del piede da parte del tappeto ed è un aspetto importante per la prevenzione di stress a ginocchia e caviglie.

I meccanismi impiegati per attutire le forze di impatto vanno dalle piattaforme flessibili o ammortizzate ai sistemi di sospensioni. Il grado di resilienza ottimale è quello simile al terreno morbido (prato): il tappeto deve quindi essere al tempo stesso più “accomodante” rispetto all’asfalto ma non troppo ammortizzato o troppo elastico. Si consiglia in ogni caso di utilizzare il tapis roulant indossando un paio di calzature adatte (scarpe da running categoria A3 massimo ammortizzamento, si consiglia di utilizzare anche un calzino da running sottile e traspirante rinforzato).

Il tapis roulant in riabilitazione – parte 4°

Un breve riepilogo di tutto quello di cui abbiamo fino ad ora detto riguardo il tapis roulant come supporto per la riabilitazione:


La locomozione in salita e discesa su tapis roulant

Il tapis roulant offre la possibilità di simulare la locomozione in salita o in discesa (la discesa solo in pochissimi modelli presenti sul mercato), altrimenti difficilmente realizzabile per lunghi tratti.

Le strategie di adattamento posturale normalmente osservabili durante la salita comprendono un progressivo aumento della flessione di anca, ginocchio e caviglia al momento del contatto iniziale del piede, così come un tilt anteriore di pelvi e tronco. Tali cambiamenti sono accompagnati da una progressiva diminuzione della caduta laterale della pelvi verso l’arto oscillante durante la fase di mono-appoggio e da un aumento in lunghezza del passo all’aumentare della pendenza. Questo facilita ad esempio il cammino di pazienti con deficit dei muscoli abduttori d’anca.

Nel cammino in salita, l’attivazione muscolare concentrica di quadricipite e bicipite femorale aumenta con l’inclinazione, mentre non sono state rilevate variazioni significative per quanto riguarda gli ischiocrurali mediali .

Nonostante la velocità spontanea di marcia diminuisca, la fatica muscolare durante la salita porta all’elevazione della frequenza cardiaca (anche gli arti superiori si muovono con angoli articolari più ampi).

La deambulazione con pendenze superiori al 12% è considerata utile nella rieducazione dei pazienti con dolore anteriore di ginocchio o dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore, in quanto diminuisce il fastidio sull’articolazione patello-femorale e la tensione sul legamento. I soggetti con lesione spinale incompleta riescono entro certi limiti ad adattarsi alla marcia in salita sul tapis roulant, ma utilizzano strategie differenti per far fronte ai cambiamenti imposti.

Durante il cammino in discesa invece l’anca è meno flessa al momento del contatto col suolo e la flessione del ginocchio aumenta nelle fasi intermedia e finale dell’appoggio (il baricentro “cade” da un’altezza superiore, per cui è richiesta maggior ammortizzazione). Con l’aumentare della pendenza negativa la lunghezza del passo tende ad accorciarsi, mentre si osserva un progressivo tilt posteriore di tronco e pelvi ed un aumento nella caduta laterale del bacino verso l’arto oscillante. Gli aggiustamenti sul piano sagittale consentono molto probabilmente alla muscolatura di generare più potenza in salita e di assorbire più economicamente gli impatti col suolo in discesa .

I picchi della potenza muscolare e dei momenti angolari prodotti durante il cammino in discesa aumentano notevolmente nel ginocchio, sono leggermente superiori nell’anca e si riducono nella caviglia. Ciò spiega la difficoltà incontrata dai pazienti con patologie ortopediche al ginocchio e i dolori muscolari sperimentati dagli alpinisti nel coprire pendenze negative, dove le contrazioni sono prevalentemente eccentriche.

Per quanto riguarda il carico plantare, in salita aumenta nella regione dell’alluce e del primo metatarso e diminuisce alla caviglia, mentre in discesa aumenta alla caviglia e diminuisce sul quarto e quinto metatarso. Le forze di impatto con il terreno durante la corsa aumentano in discesa (a -9% vi è un incremento del 50% circa) e diminuiscono nettamente in salita .

 

L’Autore

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Stefano Donadio

Da esperto di attrezzature fitness a "ultramaratoneta"...
Da tradizionale buongustaio a "gourmet del bio"...
Lavoro e passione, un connubio perfetto!



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